La macchina del funky

Il ministro Orlando critica il PD per la Liguria

andrea orlando

Andrea Orlando è ministro della Giustizia nel governo Renzi ma è anche ligure e spezzino. In una serie di virgolettati riportati oggi da La Stampa Orlando critica pesantemente le scelte del Partito Democratico nella sua Liguria, puntando il dito su Matteo Renzi e compagnia:

«Alle Europee eravamo ancora in luna di miele con il Paese, ora governiamo: è una storia diversa, più difficile». Ciò che gli rode, da ligure,da spezzino, è il crollo della Liguria sotto il peso di un partito flagellato dalle divisioni, dai personalismi, dalle inimicizie. E sordo al confronto. «Ho cercato di dare qualche indicazione, molto felpata come è mio uso e costume, come richiede il mio ruolo, ma mi sono sentito rispondere “fatti i fatti tuoi”. Tutte le volte che si cercava di dire qualcosa, la risposta era sempre “candidati alle primarie”,come se fossero la soluzione taumaturgica». Il rimpianto è la mancanza di confronto per cui «gli avversari ormai sono vissuti come rompiscatole».

Il ministro chiude così:

C’è una cosa però, secondo il guardasigilli, che influisce a prescindere del tipo di elezione «ed è il partito». Liquido o strutturato? «Dopo le europee dissi che dovevamo ricostruire il Pd, avevamo posto anche il problema dell’articolo 49 della Costituzione e lo statuto dei partiti». Inascoltato. Almeno per ora. In pochi mesi il Pd si è sfracellato contro il muro delle divisioni. Risultato: in Liguria ha consegnato la Regione al centrodestra. Nel dopo voto la grande sconfitta, Raffaella Paita, ha addossato la colpa a chi se ne è andato dal Pd, come il civatiano Luca Pastorino (che con Rete a Sinistra ha raggiunto il9,41%). «Condivido la condanna verso chi ha lasciato il partito: se facciamo le primarie il candidato che vince è quello giusto».