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Il giudice messicano che vuole legalizzare la coca perché aiuta il libero sviluppo della persona

cocaina messico

Per la prima volta nella storia del Messico un giudice ha ritenuto valido «il possesso, il trasporto e l’uso» vietandone comunque la possibilità di vendita della cocaina per (solo) due cittadini messicani. La sentenza di Víctor Octavio Luna Escobedo, un giudice amministrativo di Città del Messico, la capitale del Messico, è la prima di questo tipo, ed è da molti ritenuta un primo passo verso una formale liberalizzazione della cocaina. Si tratta di un’interpretazione non del tutto vera, in quanto per essere effettiva necessita di molti step. La sentenza di Luna Escobedo non tratta della eventuale «legalizzazione della cocaina», come sottolineato da México Unido contra la Delincuencia (MUCD), la Ong che dal 2011 si occupa di tessere una strategia generale per «riorientare la politica di sicurezza del Paese» e di «smettere di criminalizzare chi utilizza altre droghe». La sentenza di Luna Escobedo, secondo la MUCD, è un «primo passo» per aprire il dibattito, capire «il fenomeno della droga» e dare impulso al Governo ponendo fine all’infruttuoso «modello proibizionista» voluto da Felipe Calderon, 56esimo presidente nella storia del Messico. Secondo quanto appreso da Animal Politico, il portale messicano venuto in possesso della documentazione, la decisione di Luna Escobedo risale allo scorso 17 maggio, ma è stata rifiutata dalla Commissione federale per la protezione contro i rischi sanitari (Cofepris), un organo distaccato ma supervisionato del ministero della Salute messicana che ha tra le sue funzioni quelle di regolare molti aspetti della salute dei cittadini e la qualità dei cibi. Cofepris avrebbe rifiutato di eseguire l’ordine del giudice Luna Escobedo, vietando di concedere la deroga ai due cittadini per via di alcuni i dubbi sulle effettive competenze del togato, riporta l’agenzia di notizie AFP. Sarà così un tribunale superiore, il Tribunal Colegiado, cui la Cofrepis si è rivolta, per decretarne nelle prossime settimane l’opportunità e la validità di quanto precedentemente stabilito a favore dei due messicani sostenuti dalla MUCD.

Droga, cosa prevede la legge in Messico

La cocaina è una sostanza stupefacente e un potente stimolante del sistema nervoso, ritenuto illegale in quasi tutto il mondo (non in Perù, per esempio). Attualmente il Messico è abbastanza permissivo per quello che concerne il possesso di alcune droghe. L’articolo 193 bis prevede che solo chi per ben tre volte consecutive viene sorpreso in possesso di un modico quantitativo di stupefacente poi sia obbligato a un programma di recupero. Nei due casi precedenti il giudice consiglia ma non lo obbliga a seguire un programma di recupero da lui indicato. Le pene sono molto più severe in caso di narcotraffico, che scatta legalmente quando il soggetto viene trovato in possesso di un grosso quantitativo di droga, equivalente a una quantità totale della dose concessa per uso personale moltiplicata per mille.

quantità minime di droga in messico (2009)

Nel caso della cocaina, per esempio, si considera narcotraffico a partire da mezzo chilo di stupefacente (500 mg * 1000), una quantità molto alta, che se molto “tagliata” può generare un giro d’affari cospicuo superiore ai 100 mila euro. In generale l’articolo 479 della legge Generale sulla Salute del 2009 stabilisce in mezzo grammo il limite massimo di possesso personale della cocaina, in due grammi il limite per l’oppio e in 40 mg il margine per la metanfetamina, una droga in grado di dare un forte piacere e senso di appagamento, ma molto dannosa. Questa permissività non si estende alle sostanze psicotrope o stupefacenti che non sono espressamente specificate nella legge, e quando, ovviamente, si eguagli o si superi il margine del quantitativo indicato. La legge prevede pene molto severe, dai dieci mesi ai tre anni di prigione quando si superino di poco questi limiti e fino a otto anni di carcere (art 475 cp) per chi la detiene per venderne (o regalarne dosi) in regime di piccolo spaccio. In ogni caso c’è una sanzione pecuniaria accessoria molto salata e sono previste aggravanti. Il codice penale, abbastanza capillare, prevede infine una pena fino a quindici anni di carcere per i narcotrafficanti.

Cosa dice la sentenza di Luna Escobedo

La sentenza di Luna Escobedo, può essere considerata tra le primissime al mondo di questo genere, in quanto ammette l’uso di una droga pesante in modo circostanziale e ricreativo. I punti più controversi della sentenza sono quelli che citano la proibizione al consumo di cocaina come una violazione del «libero sviluppo della persona» e come un diritto garantito dall’articolo 1 della Constitución Política de los Estados Unidos Mexicanos del 1917. Curiosamente quella messicana è stata la prima carta fondamentale della storia a includere al suo interno i diritti sociali. L’accostamento a questo diritto elementare, che in modo ampio garantisce il rispetto dei diritti umani, si basa sull’equiparazione dell’assunzione di una droga, in questo caso la cocaina, a una qualsiasi attività ludica, come giocare a calcio o bere del buon vino. Secondo la sentenza la droga contribuisce allo sviluppo della persona in quanto «produce esperienze che in un certo senso» influenzano «i pensieri, le emozioni e / o i sentimenti della persona». Il giudice ne interpreta addirittura l’uso moderato come un contraccettivo per la riduzione dello stress della vita quotidiana, basando in generale le sue congetture su un rapporto della Commissione nazionale contro le dipendenze, secondo cui l’uso minimo, «non rappresenti un rischio per la salute significativo, tranne nel caso in cui sia usato in modo cronico ed eccessivo». La sentenza esplicita infine che rimarrebbero escluse da tutte quelle attività pericolose o poco educative, come le possibilità di guidare un veicolo o recarsi a lavoro sotto effetto di cocaina, o di consumarla in luogo pubblico, sul luogo di lavoro, o in presenza di un minore. Senza alterarne il quantitativo ammesso, che rimarrebbe lo stesso attualmente stabilito come consumo personale.

Cosa può succedere

I tre giudici del Tribunales Colegiados de Circuito, il tribunale che si occupa tra le altre cose di risolvere i contenziosi amministrativi, nelle prossime settimane si dovranno esprimere in modo positivo o negativo sul permesso elargito da Luna Escobedo. In ogni caso la decisione sarà definitiva e senza possibilità di ricorso. La procedura prevede inoltre che, in alternativa, i togati possano richiedere che il giudizio venga espresso dalla Corte di Giustizia della Nazione (SJCN), il massimo organo giudiziario federale, che per competenze praticamente equivale alla nostra Corte Costituzionale.

Cosa è già successo con la Marijuana

Poco meno di un anno fa, il 31 ottobre del 2018, la Corte di Giustizia della Nazione (SJCN) ha emesso il quinto e ultimo verdetto a favore della Cannabis ricreativa, un passo, questo sì, definitivo per il riconoscimento come «un diritto umano» e quindi meritevole di tutela l’uso della marijuana, una droga comunemente ritenuta leggera. In Messico, infatti, quando la SJCN si esprime cinque volte su cinque aspetti differenti dello stesso tema, si apre un precedente giudiziario e la sentenza diventa effettiva in tutti i tribunali del Paese. Nonostante i buoni propositi, però, non è ancora stata varata una legge che regoli le attività che vadano dal reperimento dei semi, alla vendita, al trasporto e l’uso (anche medico) della canapa. A metà agosto la SCJN ha ordinato sia alla Secretaria della Salud, il nostro ministero della Salute, sia alla Cofepris di «armonizzare i regolamenti e le normative nell’uso terapeutico della Cannabis e dei suoi derivati».

Legalizzare le droghe per abbattere il crimine organizzato

Sin dalla sua elezione, avvenuta nel luglio 2018, Andrés Manuel López Obrador (AMLO), il 58esimo e attuale presidente del Messico, ha promesso radicali cambiamenti nell’approccio del Paese alla «Guerra alla droga», un conflitto armato interno che ha contraddistinto gli ultimi 13 anni. Sin da subito Lopez Obrador ha cercato la via del dialogo, cercando di arginare il più possibile la scia di sangue che per anni ha terrorizzato la vita del Paese, uccidendo almeno 200 mila persone (e 40 mila dispersi). Con l’insediamento di AMLO le cose però non sembrano essere cambiate granché. Secondo quanto diffuso da al Jazeera, un network in lingua araba ritenuto indipendente, durante il primo trimestre del 2019 sono stati riscontrati 8.493 omicidi, un numero superiore di quasi il dieci percento rispetto agli stessi dati del 2018. Il 2018 era già stato considerato, statistiche alla mano, l’anno più violento della storia, con 33.500 morti. Gli ultimi dati, diffusi in questi giorni da CNN, evidenziano 17 mila omicidi dall’inizio dell’anno, il che fa presupporre che la Guardia Civil, i militari in divisa bianca che il presidente AMLO ha voluto per affiancare e dare man forte gli altri corpi nella lotta alla violenza, non stiano dando i frutti sperati. Il cambio di rotta e il forte distacco rispetto alle politiche di Enrique Peña Nieto e Calderon, più volte annunciato dall’attuale presidente, è secondo gli esperti più un esercizio di retorica e propaganda che un piano ben definito ed efficace. Commentando la recente apertura del tavolo delle trattative del crimine organizzato, su El Pais, l’accademico Oswaldo Zavala, ha evidenziato come a questo Governo manchi una «politica definita e un parametro chiaro» per essere considerato definitivamente capace di affrontare il problema del narcotraffico. Lo si evince a monte, nell’incapacità di dialogare e di contrastare di chi la droga la confezione e la vende, e lo si percepisce anche a valle, come dimostra una recente inchiesta mondiale secondo cui l‘82 percento dei 25enni messicani avrebbe ammesso di aver fumato marijuana. Stessa cosa per il 40.7 percento dei coetanei che ha ammesso di aver assunto cocaina o LSD (40.2 percento). Senza che il governo a quasi un anno di vita abbia ancora offerto loro politiche sociali adeguate o in generale che ne riesca a regolarne a ribasso le percentuali di consumo.

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