Economia

Perché Draghi regala soldi a tutti

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Un taglio al costo del denaro e un ampliamento del quantitative easing di 20 miliardi al mese, con possibilità di acquisto di bond anche di aziende non finanziarie. Se non è la soluzione finale (nel senso che fare più di così sarà difficile), poco ci manca per Mario Draghi: la sua Banca Centrale Europea ha preso decisioni «a maggioranza schiacciante, che fuga i dubbi sulla capacità di agire delle banche centrali, e della Bce in particolare». Ha cioè prescritto una maxi iniezione di morfina per un malato che però ha bisogno di cure oltre che di palliativi. E sono queste che tardano ad arrivare.

Il dottor Draghi prescrive altra morfina

Il direttorio dell’Eurotower non ha agito solo sul tasso sui depositi ma anche su quello delle operazioni di rifinanziamento principale, ovvero il tasso applicato alla maggioranza delle operazioni con le quali la Banca centrale offre liquidità al mercato. Il primo, come da attese, passa da -0,3 a -0,4%, mentre il secondo scende di cinque punti base allo zero tondo. Per di più anche il tasso di rifinanziamento marginale, che governa i prestiti straordinari a brevissimo termine che le banche chiedono alla Bce, è stato tagliato allo 0,25% dallo 0,30%, pur non essendo nelle attese.  Per quanto riguarda il Quantitative Easing, il ritmo è stato portato a 80 miliardi. Draghi ha spiegato che l’orizzonte temporale del Qe è il marzo 2017, ma si potrà andare oltre “se la Bce lo riterrà necessario”. Se fino ad ora il Quantitative easing ha riguardato in primis titoli di Stato e pochi altri bond emessi da agenzie europee o entità nazionali di rango istituzionale (come la Cdp), il programma verrà esteso ai titoli emessi dalle aziende (non finanziarie) che abbiano un giudizio elevato da parte delle agenzie di rating. Inoltre, ha spiegato il governatore, sale “al 50% dal 33% il limite acquistabile di ciascuna singola emissione di bond attraverso il Quantitative easing“, dopo che a settembre era stato portato dal 25 al 33%. l Direttorio ha anche dato il via libera a quattro “targeted longer-term refinancing operations”, aste di liquidità con le quali le banche possono prendere denaro a prestito a condizioni estremamente favorevoli, a patto che lo impieghino non per acquistare titoli di Stato o fare altri investimenti, ma per sostenere il credito. Rispetto alle operazioni del passato, la durata di questi prestiti – che verranno lanciati con cadenza trimestrale dal prossimo giugno – sale da 3 a 4 anni (quindi le banche avranno più tempo per restituirli e per sfruttarli). Ma, soprattutto, avverranno ad un tasso negativo che potrà arrivare fino al nuovo tasso sui depositi, quindi fino a -0,40%.
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Il motivo di una mossa così pesante è però una brutta notizia: la BCE ha infatti tagliato le stime di crescita dell’Eurozona. La stima di crescita del Pil è ora di un +1,4% per quest’anno, poi +1,7% e +1,8%. “La previsione è stata rivista al ribasso per riflettere la debolezza dell’economia globale”, ha spiegato il governatore (quella precedente, per il 2016, era di un +1,6%). L’inflazione è vista a livelli bassi, se non negativi, nei prossimi mesi, per poi risalire nella seconda parte dell’anno. La Bce ha tagliato drasticamente anche le sue stime sull’inflazione dell’Eurozona, portandole per il 2016 da +1% a +0,1%. Per i 2017 le previsioni scendono da +1,6% a +1,3% e per il 2018 a +1,6%.

Perché Draghi regala soldi a tutti

Perché Draghi regala soldi a tutti? Durante la conferenza stampa con il solito stile felpato ha fatto capire molto di più di quanto abbia detto: “Immaginate se non avessimo fatto niente, avessimo incrociato le braccia dicendo ‘nein zu allen’, no a qualsiasi cosa. Oggi ci ritroveremmo con sarebbe una disastrosa deflazione”, ha dichiarato, non a caso usando il tedesco invece dell’inglese per esprimere il suo no. Oggi la maggioranza è stata ampia, ma il fatto che Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, notoriamente ostile a queste operazioni, non votasse a causa del meccanismo di rotazione, non ha minimamente modificato la discussione. “La rotazione non ha cambiato nulla sulla discussione – ha detto Draghi – ognuno esprime la sua posizione, indipendentemente dal fatto di votare o meno”. Nella votazione i tedeschi solitamente si ritrovano come alleati olandesi e austriaci, oltre – negli ultimi tempi – ai rappresentanti dell’est Europa. Evidentemente nell’occasione hanno deciso di appoggiare Draghi, Weidmann presente o no. E quando in conferenza stampa gli hanno chiesto se i prestiti TLTRO fossero stati pensati per aiutare le banche italiane, ha risposto ancora una volta con diplomazia: “Quando discutiamo questi temi lo facciamo con in mente non un singolo Paese, ma l’intera Eurozona”. In ogni caso le immissioni di liquiditá in Italia passeranno da 7,38 a 9,84 miliardi al mese. Fin qui la politica monetaria. Ma adesso? “Per sfruttare appieno i vantaggi delle nostre misure di politica monetaria, le autorità politiche devono contribuire in modo decisivo. Gli sforzi di riforma devono essere intensificati nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro”, ha detto ancora Draghi. Dal suo punto di vista «Questo significa rispettare il patto di stabilità e crescita, mettere in pratica le raccomandazione della Commissione ma anche favorire un ambiente economico favorevole alla crescita». Non si capisce come si possa rispettare il patto di stabilità e, insieme, favorire un ambiente economico favorevole alla crescita in paesi come l’Italia nel 2016 in queste condizioni economiche e politiche. D’altro canto non si capisce nemmeno come l’Europa possa accettare o addirittura guidare un cambio di prospettiva così ampio quando si litiga per uno 0,1% in più o in meno. Ma probabilmente anche questo è un mistero la cui risoluzione spetta alla politica.