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Il complotto del Tar contro Virginia Raggi per i botti a Capodanno

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Il giorno dopo la sospensione con un decreto cautelare urgente da parte del Tar del Lazio dell’ordinanza della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che vietava i botti di Capodanno è quello dei complotti. Come mai, si chiedono tanti simpatizzanti e attivisti del Cinque Stelle, delle 850 città che hanno emanato ordinanze per vietare i botti l’unica annullata è quella della Capitale? Più di qualcuno dietro la sospensione del Tar (che ha rimandato la discussione del merito al 25 gennaio) ci vede un attacco diretto alla Raggi e quindi al MoVimento.
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Perché il Tar ha bloccato l’ordinanza anti botti del Comune di Roma

Il Tar però ha solamente “fatto il Tar” senza alcun pregiudizio nei confronti di chi amministra la città. Vero è, come ripetono ossessivamente da ieri molti attivisti, che di ordinanze simili per vietare l’esplosione di petardi e fuochi d’artificio ne sono state emanate molte in questi giorni. Tutte sostanzialmente simili mirano a proibire – generalmente su tutto il territorio comunale – l’uso dei botti senza però, perché non è nel potere dei sindaci, poterne vietare la vendita. Tenendo poi conto del fatto che l’applicazione e il controllo del rispetto di questi provvedimenti è sostanzialmente impossibile (immaginate quante pattuglie servono per verificare e sanzionare tutti coloro esplodono petardi solo nella notte di Capodanno) significa che siamo di fronte ad ordinanze che pur interpretando un sempre più comune e diffuso sentire non hanno una vera utilità pratica.

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L’ordinanza anti botti del Comune di Roma

È un complotto contro la Raggi?

Ma è vero, come si legge su Facebook che in realtà qualcuno vuole impedire alla Raggi di fare il suo lavoro e che qualsiasi cosa faccia lei si trovi tutti contro? La risposta è no, perché in questo caso non ha tutti contro ma due associazioni di categoria: ANISP, ovvero l’Associazione Nazionale Imprese Spettacoli Pirotecnici e ASSPI, l’Associazione Pirotecnica Italiana. Sono stati i legali di queste due associazioni a presentare il ricorso al Tar contro l’ordinanza del Comune di Roma. Gli uffici del Campidoglio poi ci hanno messo del loro nel fare in modo che il Tar avesse modo di annullare l’ordinanza: ad esempio l’ordinanza non era stata  inoltrata alla prefettura (come invece è prassi) prima di essere pubblicata nell’albo pretorio del comune. Inoltre, come spiegava ieri Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera di Roma esiste una circolare emanata dal Prefetto di Rovigo (che aveva chiesto parere al Ministero in merito ad un’ordinanza analoga) dove si sottolinea che il ricorso al provvedimento extra ordinem può essere giustificato solo in caso di urgenza e pericolo e non sembra che il rituale ripetersi dei festeggiamenti di Capodanno presenti le caratteristiche necessarie per giustificare un’ordinanza contingibile e urgente come quella di Roma (e come tante altre). Vale a dire: Capodanno non è un’emergenza e quindi non è possibile utilizzare uno strumento pensato per le emergenze. C’è inoltre la questione relativa al fatto che non sembra plausibile poter vietare l’utilizzo di prodotti con certificazione CE, ovvero di prodotti che hanno già superato il test di impatto ambientale e quindi la normale soglia di tollerabilità umana e animale (le associazioni di categoria sottolineano che così facendo i consumatori acquisteranno botti illegali). Infine oltre all’insussistenza dei presupposti di un’ordinanza a carattere urgente il divieto avrebbe dovuto essere modulato su specifiche aree “sensibili” e non sull’intero territorio comunale in maniera indiscriminata (cosa che peraltro lo rende inapplicabile dal punto di vista pratico). Insomma l’ordinanza in sé presentava qualche problema, ed è questo che probabilmente il Tar ha rilevato.
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Ma perché prendersela con Roma? È perché c’è la Raggi sindaca? Anche qui la risposta è no, ed è molto semplice: per annullare tutte le 850 ordinanze sarebbe stato necessario presentare altrettanti ricorsi al Tar. Quindi, come spiega Nobile Viviano, presidente dell’Asspi: «In circostanze simili abbiamo mandato diffide ai sindaci di altre città, ma nel caso di Roma abbiamo deciso di presentare ricorso al Tar perché l’esito avrebbe avuto risonanza nazionale». Ed è andata proprio così, consultando ad esempio i comunicati di ANISP si può leggere come anche negli scorsi anni le associazioni di categorie si siano opposte a simili ordinanze inutili e soprattutto dannose per tutto il settore dei botti legali. La sfortuna della Raggi, se così la vogliamo chiamare, è quella di essere sindaca di Roma pertanto non si può certo sostenere che ci sia un complotto ai suoi danni; sarebbe come dire che il fatto stesso che sia stata eletta sindaca sia un complotto. Va da sé che se io voglio sollevare una questione a livello nazionale non faccio ricorso contro un minuscolo e sconosciuto comune della Pianura Padana, sperso tra le nebbie del Po ma contro l’Amministrazione comunale della Capitale d’Italia. È una questione di opportunità e di risonanza mediatica. A tutto questo va aggiunta anche la dichiarazione di Alessandro Marchetti, presidente dell’Anaspol, Associazione nazionale agenti sottufficiali Polizie locali, che da oltre 8 anni organizza gratuitamente corsi di prevenzione sui rischi dai botti di Capodanno nelle scuole e nelle parrocchie e con la distribuzione di volantini nelle piazze. Marchetti ha commentato la notizia definendo le ordinanze anti botti “un palliativo fuorilegge” aggiungendo che

se il decreto legislativo 29 luglio 2015, numero 123 in attuazione della direttiva 2013/29/Ue, dispone che alcuni fuochi pirotecnici in quanto non pericolosi o scarsamente pericolosi sono di libera vendita, che addirittura possono essere usati dai ragazzini di 14 anni e altri si possono acquistare solo dimostrando la maggiore età, non considerandoli pericolosi per l’incolumità pubblica, come può un sindaco decidere autonomamente il contrario rispetto a quanto sancito dalla legislazione europea e italiana?

Invece che emanare ordinanze copia incolla Marchetti – che è anche ufficiale della Polizia locale di Roma – invita i sindaci a “fare sul serio”  mettendo in atto interventi di prevenzione e informazione rispetto ai pericoli e ai rischi connessi: «come ad esempio abbiamo fatto in collaborazione con il Comune di Aprilia giorni fa con la campagna ‘A Capodanno mani al sicuro’, a diffondere la cultura della prevenzione a partire dalle scuole, nelle piazze dei mercatini natalizi, dove distribuire volantini informativi sui rischi dai botti di Capodanno. Solo gli italiani possono decidere che, gli italiani, non devono più seguire un’usanza tanto pericolosa». In parole povere, ordinanze come quella emanata dal Comune di Roma sono carta straccia, il Tar lo ha certificato ma lo ha fatto in base alla legge non perché ad averla firmata è Virginia Raggi.
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È arrivato infine il commento di Daniele Diaco, consigliere capitolino M5S e Presidente della Commissione Ambiente del Campidoglio nel quale si esprime “dispiacere per la decisione del Tar relativa alla sospensione dell’ordinanza che prevedeva il divieto di utilizzo dei botti in occasione dei festeggiamenti per Capodanno” e si sottolinea come il provvedimento fosse stato “richiesto a gran voce anche da cittadini e associazioni animaliste, come segno di sensibilità e rispetto della città di Roma verso l’ambiente e il mondo animale“. Un conto però è quello che i cittadini chiedono, nell’ignoranza delle leggi vigenti, un altro è quello che l’amministrazione dispone avendone contezza. Non si può continuare a scaricare la responsabilità di un’ordinanza sbagliata nascondendosi dietro al “è il popolo che ce lo chiede”.