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Il cliente del “ristoratore ribelle” di Trieste che defeca davanti al vigile per protesta

Dopo il taglio del collegamento di Alberto Matano al ristoratore ribelle e No-mask, l’uomo ha inscenato la sua “organica” protesta davanti a vigili e carabinieri

Questa foto è stata scattata ieri sera intorno alle 19.30 davanti al bar “Al Foro” di Trieste, il locale del cosiddetto “ristoratore ribelle” Fabio Martini a cui Alberto Matano ha tagliato il collegamento alla “Vita in diretta” di fronte al rifiuto reiterato dell’uomo di indossare la mascherina.

Il cliente del “ristoratore ribelle” di Trieste che defeca davanti al vigile per protesta

Quello che le telecamere Rai non hanno fatto in tempo a mostrare è l’immagine di questo gentile signore in primo piano, nonché cliente del bar e sostenitore della protesta del Martini, che ha pensato bene di manifestare a modo suo contro i Dpcm defecando letteralmente per strada, o quantomeno mimandone inequivocabilmente il gesto.

Il tutto, come se nulla fosse, ovviamente senza mascherina, davanti a bambini, famiglie e a pochi passi da un vigile (che si nota sulla destra) e a un carabiniere giunti sul posto per sanzionare il ristoratore per la sua ennesima apertura illegale, in barba alla legge, al buon senso e alla sicurezza di tutti, a cominciare dalla sua. Infine ha anche pensato che sarebbe stata una buona mossa riprendersi col cellulare e pubblicare la propria singolare performance.

Ci sono immagini che parlano da sole, senza bisogno di ulteriori commenti. Se volevate un saggio per capire il livello civile e culturale di chi in questi giorni aderisce alla campagna #IoApro, eccovi accontentati. Questa immagine non è solo il ritratto più cristallino di chi sono i sedicenti rivoluzionari che sfidano il governo a colpi di aperture e slogan, ma è anche uno schiaffo a quei tantissimi lavoratori, baristi, ristoratori e commercianti onesti che in questi mesi stanno facendo sacrifici immani, spesso in silenzio, per resistere a una crisi che è, oltreché sanitaria, economica. Altro che “censura di Stato”, come tuonava goffamente Fabio Martini mentre gli veniva tolto da sotto la bocca il microfono, questo è un caso molto più semplice e intuitivo di censura in nome del decoro, quello che ormai questo Paese ha perso da tempo.