Politica

Il caso di Taverna e Crimi che "rientrano" in politica come consulenti M5S

neXt quotidiano|

Taverna e Crimi

Un tempo, uno valeva uno. Chi aveva ricoperto cariche istituzionali per due mandati non poteva neanche ricandidarsi alla ricerca di una possibile terza poltrona. Ma la mutazione – una evoluzione naturale – dal Movimento al partito è ormai un dato di fatto e i Cinque Stelle hanno iniziato ad assumere “comportamenti” politici in linea con quelle delle altre forze politiche in Parlamento. L’ultimo avvenimento? Il caso di Paola Taverna (ex Presidente del Senato) e Vito Crimi (ex senatore ed ex capo politico – nelle vesti di reggente tra l’Era Di Maio e quella Conte dei pentastellati). Entrambi in odore di nuovo ingresso nelle vesti di consulenti.

Taverna e Crimi, il ruolo di consulenti M5S da 70mila euro annui

Consulenti. Anzi, collaboratori dei due gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Uno/a finirà al Senato, l’altro/a sarà invece alla Camera dei deputati. E così, come anticipato nelle scorse ore dal quotidiano La Repubblica, per il duo Taverna e Crimi si riaprono le porte del Parlamento. Non più da eletti, non più scelti attraverso il sistema delle primarie online e il voto degli iscritti alla piattaforma. Ma per decisione presa dall’alto. D’altronde, i due sono fedelissimi di Giuseppe Conte e per loro si era parlato – ma tutto ciò non si è mai concretizzato – di una possibile deroga al vincolo dei due mandati in vista del voto che si è tenuto lo scorso 25 settembre in Italia.

E per loro è previsto anche un compenso, ovviamente. Si parla di un imponibile di circa 70mila euro all’anno (3mila euro netti al mese pagati con i soldi dei contribuenti confluiti nei fondi dei gruppi pentastellati), con un contratto di consulenza che dovrebbe partire nel giro di poche settimane ed esaurirsi (al netto di ripensamenti in corso d’opera) alla fine dell’attuale legislatura. Una scadenza, dunque, fissata a 5 anni qualora non accadessero eventi politici che costringeranno il Presidente della Repubblica a sciogliere le Camere in anticipo e richiamare gli italiani al voto.