Economia

I sondaggi sul voto della Grecia al referendum

neXt quotidiano|

L’istituto di rilevazione Prorata ha pubblicato un nuovo sondaggio sul voto della Grecia al referendum sulla proposta della Trojka ad Alexis Tsipras. Secondo l’istituto oggi il no è quotato al 46% e il sì al 37%, ma l’istituto dice anche che in una rilevazione precedente i sì erano al 30% e i no al 57%, e i sì hanno ridotto il divario dal 27 al 9%. Stando al rilevamento pubblicato dal quotidiano Efimerida ton synatkton’, la percentuale di indecisi e’ salita dal 13% al 17%. Queste rilevazioni sono precedenti però agli ultimi sviluppi registrati lunedì, con la richiesta in extremis di aiuto di Atene all’Ue e la riunione dell’Eurogruppo.

Le due infografiche sui sondaggi sul voto della Grecia al referendum

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I SONDAGGI SUL REFERENDUM IN GRECIA
Nei giorni scorsi il sondaggio dell’istituto Alco, pubblicato nell’edizione domenicale del quotidiano Proto Tema, e condotto su mille intervistati, dice che il 57% è orientato a votare sì, mentre il 29% vuole invece una rottura con i creditori. Il resto non sa o non risponde. Syriza aveva preso il 37% alle ultime elezioni. I sondaggisti di Kapa Research invece dicono che il 47,2% degli intervistati è favorevole all’accordo, il 33% è contrario. Anche qui il panel era di circa mille intervistati. Sempre nel sondaggio di Kapa, il 48% degli intervistati dice che sarebbe disaccordo con eventuali azioni del governo che potrebbero portare la Grecia fuori dall’euro. Il refrerendum di domenica prossima ci sarà, “che lo vogliano o meno i nostri partner”, ha confermato comunque nell’aula del parlamenti di Atene il primo ministro greco Alexis Tsipras, che ha esortato i greci a respingere le proposte dei creditori internazionali. Ai deputati, che hanno approvato il referendum con 178 voti a favore e 120 contrari, Tsipras ha assicurato che il risultato del referendum verrà rispettato. “Difenderemo la democrazia, la sovranità popolare e i valori fondamentali dell’Europa”, ha dichiarato Tsipras, citato dall’agenzia Ana, aggiungendo di non dover certo chiedere il permesso al ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble o al capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem di rivolgersi al popolo perchè possa dire la sua nel paese dove è nata la democrazia.