Politica

I nove milioni che Marine Le Pen ha preso da una banca russa

« È stato Jean Luc a dirmi di provarci: lui ha un sacco di relazioni in Russia, e mi hai detto: vai a chiedere a mio nome in quella banca e vedrai…”»: Jean Luc è il deputato del Front National Schaffhausser, e a parlare è il tesoriere del partito Wallerand de Saint-Just. Lui spiega come è successo che il Front National di Marine Le Pen abbia ricevuto un finanziamento pari a nove milioni di euro da parte della banca russa First Czech Russian Bank, fondata nella Repubblica Ceca e ora basata a Mosca: una donazione che è difficile non mettere in connessione con le posizioni putiniane del FN e che sta facendo parlare molto tutti i giornali francesi. Lo fa dopo che la notizia è stata rivelata da Mediapart, collettivo indipendente di giornalisti francesi: una prima tranche di 2 milioni di euro è già stata versata in settembre. La nuova linea di credito dovrebbe servire a riorganizzare il partito verso le presidenziali del 2017 in cui, secondo gli attuali sondaggi, Le Pen potrebbe ottenere il 30% dei voti.
 
IL SENSO DI MARINE PER VLADIMIR

Inutile dire che i media francesi si sono buttati a capofitto sulla storia. Anais Ginori su Repubblica si interessa della storia:

Si era già parlato della “Russian Connection” del Fn, come per altri movimenti sovranisti europei, ma è la prima volta che emerge un movimento di denaro in provenienza da Mosca. L’intermediario della trattative è stato l’eurodeputato Jean-Luce Schaffhauser, già consulente di Dassault, costruttore francese di armamenti. La leader frontista è andata diverse volte a Mosca per incontrare la nomenclatura. Nel suo ufficio a Nanterre, esibisce con fierezza unlibro intitolato: “Marine LePen, pourquoi la Russie en a besoin?” dell’ex corrispondente della Pravda, Vladimir Bolshakov .Nell’aprile scorso, era stata ricevuta da Sergej Narishkin, il presidente della Duma, il parlamento russo. Il politico russo si è complimentato del successo del Fn alle elezioni amministrative francesi che, secondo Narishkin, segnano una “svolta storica” per il paese. L’inedito asse con Mosca, in chiave anti-atlantica, serve a Le Pen per avvicinarsi al sogno nazionalista coltivato da Putin,di cui ricorda spesso la frase simbolo: «Colui che rimpiange l’Urss, non ha testa. Colui che non la rimpiange, non ha cuore».

La Le Pen ha reagito agitando ipotesi di complotto nei confronti delle banche francesi che hanno rifiutato prestiti dal FN,, ed è stata smentita nel merito proprio dal suo tesoriere, che ha detto che il rifiuto non era diretto al FN ma a tutti i partiti politici e ai loro candidati, e per questo loro hanno dovuto rivolgersi all’estero. Mediapart però ha anche scritto di interessi e lobbying da parte di Mosca nei confronti della Francia, da utilizzare come testa di ponte per far cambiare l’atteggiamento ostile dell’Europa nei confronti della Russia. Mediapart ha anche raccontato di una riunione a febbraio tra Marine Le Pen e Mikhailovic Barbakov, deputato nazionalista russo il cui nome compare nella lista di persone soggette alle sanzioni dell UE, e persino con Putin.
 
NON PASSA LO STRANIERO
Nel paese che ha inventato la parola sciovinismo però il punto diventa pericolosamente un altro: il prestito solleva la questione dell’interferenza straniera nella politica francese, scriveva proprio ieri Mediapart, ricordando che la banca ceca è di fatto nelle mani di un ex dirigente di banca russo, il signor Roman Yakubovich Popov. Wallerand de Saint-Just, ha detto di non sapere nulla delle precedenti “relazioni di Mr. Popov,” e ha detto che era in contatto con i “tecnici bancari”, aggiungendo che sui primi pagamenti “tutti i controlli sono stati fatti”. Il partito studia una denuncia per diffamazione nei confronti di Mediapart.

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