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I malati che emigrano per farsi curare

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Repubblica pubblica oggi un’infografica riepilogativa a corredo di un articolo a firma di Michele Bocci in cui si parla, su dati del ministero della Sanità, dei malati che emigrano da regione a regione per farsi curare. Chi si sposta, e questa non è una sorpresa, va soprattutto in Lombardia: 110mila persone nel 2015 si sono spostate da altre regioni per farsi curare; subito dopo ci sono Emilia Romagna, Toscana e Veneto: un quinto di tutte le degenze fuori regioni. Quando si valutano i dati della mobilità sanitaria, bisogna tenere conto che ce n’è una fetta legata principalmente a motivi di confine, e quindi non potrà mai essere ridotta. Chi sta in Umbria si sposta in Toscana o Lazio perché magari è lì la struttura sanitaria più vicina a casa sua. Ma va anche sottolineato come a fronte delle uscite dei pazienti ci siano anche le entrate. Per il resto, le regioni con il maggior numero di pazienti in uscita sono Campania, Lazio, Calabria, Puglia e Sicilia mentre quelle con il maggior numero di pazienti in entrata sono Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Veneto.

E la differenza, il saldo, è quello che interessa davvero ai governatori e agli assessori alla Sanità. Su quella, infatti, si basano i finanziamenti che ricevono da Roma quando viene suddiviso il fondo sanitario nazionale. Ogni prestazione sanitaria ha una tariffa, se una Regione ne fa di più a pazienti in arrivo da fuori di quelle che le altre amministrazioni locali svolgono per i suoi residenti, incassa. Altrimenti ci rimette. E infatti la Lombardia ogni anno arrotonda il suo fondo con ben 530 milioni. E c’è chi magari ha tante uscite ma anche un buon numero di entrate, e quindi compensa i viaggi delle speranza dei suoi concittadini. Questo non vale per le regioni del Sud più in difficoltà. Lì nessuno va a farsi curare, a meno che non si senta male in vacanza.

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I malati che emigrano per farsi curare (La Repubblica, 4 aprile 2016)