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I due terroristi dell'ISIS in Liguria

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Due terroristi dell’ISIS partiti martedì da Parigi per raggiungere la Siria su un furgone grigio, armati e pericolosi. E diretti in Italia. La storia l’ha raccontata nei giorni scorsi il Secolo XIX e riguarda una soffiata partita dalle autorità francesi e per cui l’Interpol ha contattato il Viminale. Con un avvertimento preciso: i due terroristi potrebbero transitare da Ventimiglia. Per questo polizia e carabinieri hanno controllato l’aereoporto di Genova e i traghetti in partenza.


I due terroristi dell’ISIS in Liguria

Gli investigatori francesi seguono da tempo la radicalizzazione di un giovane parigino. Si chiama S. K., ha 30 anni. Secondo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta che lo riguarda, vuole raggiungere la Siria. È accompagnato da un altro uomo, non ancora identificato. Si sono procurati un furgone con una targa del Belgio, e l’avvertimento della polizia è che potrebbero essere «armati e pericolosi». Il percorso pianificato per raggiungere il Medioriente, sempre secondo gli inquirenti, passa attraverso l’Italia. Il Giornale però fa sapere oggi che del misterioso furgone non si trova traccia. E si pensa che i due abbiano imboccato la direzione di Trieste per giungere a Oriente, senza utilizzare aerei o navi. Scrive il Secolo XIX:

«Il fatto che siano passati da qui – spiega una qualificata fonte investigativa – è un sospetto, non una certezza». Tanto basta per riportare Genova al centro dell’attenzione dell’antiterrorismo, dopo che in soli dieci giorni sono stati fermati prima due fratelli al Cristoforo Colombo, pronti a imbarcarsi per Londra con documenti falsi, poi tre libici, giunti su un traghetto da Tunisi e trattenuti per il sospetto di un riciclaggio di macchine su cui grava l’ombra del finanziamento a formazioni jihadiste.

Al Qaeda minaccia l’Italia

Intanto Al Qaeda minaccia l’Italia, che intanto accelera i tempi per la formazione di un governo che dia sicurezza alla Libia e insiste per una soluzione politica: “L’unica risposta e’ la stabilita’”, ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Nel mirino dei jihadisti c’e’ l’accordo firmato a Skhirat il 17 dicembre scorso sotto l’egida dell’Onu per la creazione di un governo di unita’ nazionale: un “complotto italiano”, secondo al Qaeda, che ricorda quello ordito da “Paul Bremer come governatore dell’Iraq e del compagno di crimini Donald Rumsfeld su Baghdad dopo l’intervento criminale di Bush”. Roma “ha proclamato la ricolonizzazione della Libia, ma non avra’ mai le ricchezze del Paese senza passare sui nostri cadaveri, non ci arrenderemo mai, sara’ la vittoria o la morte”, e’ il duro atto di accusa lanciato in un video di 23 minuti dal numero due dell’organizzazione terroristica, Abou Oubeid Youssouf al-Anabi. Il pressing italiano sulle fazioni libiche affinche’ rispettino i tempi per la formazione del nuovo governo di Fajaz Serraj prosegue, anche nonostante le resistenze di Parigi e Londra, che sembrano preferire il ricorso alle armi. La presentazione dell’esecutivo e’ fissata per domenica 17 gennaio e in queste ore – a quanto apprende l’AGI – c’e’ un frenetico lavoro politico per imprimere l’ultima accelerazione al processo, nella convinzione che solo un nuovo governo libico potra’ chiedere all’Onu un’azione militare contro il gruppo jihadista, la cui avanzata rischia di diventare inarrestabile. Quando Serraj presentera’ la lista dei ministri, che molto probabilmente saranno 22, ci vorranno altri 10-15 giorni per il voto della Camera del rappresentanti di Tobruk.

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