Economia

«I debiti della Grecia sono anche colpa dell'Europa»

Durante il vostro primo incontro, il ministro delle finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato: «hai appena ucciso la troika» (Commissione europea, BCE e FMI). Crede veramente di esserci riuscito?
Sì, penso che abbiamo ucciso la troika, almeno nella sua forma di squadra di tecnocrati che si avventano su Atene come un corpo scelto dell’epoca coloniale; o come uscieri inviati ad imporre condizioni totalmente inapplicabili ad una popolazione in stato di prigionia. Il compito monumentale che abbiamo adesso davanti è dissolvere lo spirito della troika, eradicarne la mentalità, chiudere l’era del suo dominio in Europa, non solo in Grecia.
Il dibattito attuale si concentra sull’alleggerimento del debito. Ma i greci non dovrebbero rimborsare quello che hanno ricevuto in prestito?
Questo modo di presentare le cose si fonda su due nozioni problematiche: quella di responsabilità collettiva e quella di punizione collettiva. Entrambe sono bandite -mi permetto di ricordarlo- dalla convenzione di Ginevra. Prima della crisi, solo una minoranza dei greci ha approfittato della fase di crescita, artificialmente sostenuta dal debito, mentre la maggior parte della popolazione non ce la faceva ad arrivare a fine mese; dopo la crisi, chi ha dovuto pagare? Ancora una volta, non chi aveva guadagnato con la fase di crescita precedente (e le cui ricchezze sono finite a Ginevra, a Londra o a Francoforte) ma quelli che non ci avevano ricavato niente. Dire oggi : «i greci devono pagare» -una richiesta che sembrerebbe ragionevole- significa esigere nuove sofferenze alle vittime di sempre. È un atteggiamento del tipo “occhio per occhio, dente per dente”, una specie di economia biblica che mette in ginocchio tutta l’Europa.
È possibile superare il conflitto fra debitori e creditori in Europa?
Assolutamente sì. Per riuscirci bisognerà, però, cominciare a considerarci cittadini di un’Europa unita, con ambizioni condivise ed eguali diritti politici. Del resto, è proprio così che le democrazie borghesi sono nate: liberandosi del pregiudizio assurdo che solo i proprietari potessero votare, e superando l’idea ancor più retriva che si potesse imprigionare un debitore insolvente – e revocargli i diritti politici.
Come si rivolgerebbe ai contribuenti tedeschi o francesi?
Comincerei spiegando loro che dietro un debitore irresponsabile c’è un creditore irresponsabile. Prima del 2010, un’abbondante disponibilità di capitali ha generato in Grecia uno tsunami di prestiti predatori. Nel 2010, le cose sono cominciate ad andare male e l’Europa ha deciso di far pagare a noi e a voi, ai contribuenti, le perdite del settore finanziario. Il peso che grava oggi sulle spalle dei contribuenti greci è semplicemente insostenibile. Perché la Grecia possa rimborsare quello che avuto in prestito, l’Europa deve creare le condizioni di una nuova fase espansiva, che generi prosperità. Questo vuol dire mettere fine all’austerità punitiva ed assurda che è imposta oggi. Nel medioevo, i “medici” prescrivevano dei salassi, che erano spesso la causa di peggioramenti ulteriori dello stato di salute del paziente; a questi il medico reagiva con nuovi salassi. Ecco il tipo di “razionalità” che illustra perfettamente il metodo attuale dell’Europa: più l’austerità fallisce, più la si prescrive.
Volendo riportare il bilancio greco verso l’equilibrio, non si potrebbero far pagare le imposte alla chiesa ortodossa e agli armatori, e ridurre le spese militari?
Le spese militari sono state già ampiamente ridotte. Ma se l’Europa considerasse le frontiere della Grecia come frontiere esterne dell’Europa (come di fatto sono), potremmo ridurre ulteriormente quelle spese. È vero che la chiesa ortodossa potrebbe partecipare di più al gettito fiscale. Il punto è che le immense ricchezze che possiede non generano redditi abbastanza corposi per essere fiscalmente significativi. Infine, anche gli armatori devono contribuire in modo più giusto al bilancio della nazione; ma una tassazione del settore non è tecnicamente semplice: gli armatori sono mobili, e sono capaci di eludere nuove imposte dirottando i loro redditi verso l’estero.
Alcuni dirigenti europei affermano che Syriza minaccia la stabilità in Europa. Cosa ne pensa?
Questo ragionamento parte dalle conseguenze e non dalle cause profonde che hanno portato Syriza al potere. Siamo arrivati al governo perché il centrosinistra e il centrodestra sono stati incapaci di creare un’architettura economica e monetaria sostenibile, ma soprattutto perché non hanno saputo reagire adeguatamente al tracollo di quel sistema. Per un sussulto della storia, a Syriza è toccato il triste onore di riparare i danni fatti dai partiti e dalle istituzioni dell’establishment. Ma se i governi democratici e europeisti -come quello a cui appartengo- saranno soffocati, e i loro elettori lasciati alla disperazione, i soli a guadagnarci saranno i fanatici, i razzisti, i nazionalisti, chi capitalizza sulla paura e sull’odio. Ai miei omologhi dico: se pensate che vi convenga abbattere un governo progressista come il nostro, subito dopo la sua elezione, allora aspettatevi il peggio.
Intervista di Jacques Littauer
traduzione di Faber Fabbris
comparsa su Charlie Hebdo del 25/02/15