Economia

I 730 truccati dai CAF nel cinque per mille

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Si chiama cinque per mille ed è il meccanismo di donazioni che ruota intorno alle dichiarazioni dei redditi e in particolare intorno al modello 730: è la quota di imposte che il contribuente può scegliere di donare a enti o organizzazioni a sua scelta. E l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato irregolarità in cinquecento modelli su 5.603 controllati nel 2014, pari all’8,9%. È il risultato della prima campagna di verifiche messa in campo dall’agenzia delle Entrate sulla gestione nei Caf delle scelte del cinque per mille dell’Irpef, in occasione delle dichiarazioni dei redditi, raccontava ieri il Sole 24 Ore. Cosa è successo ai 730 truccati dai CAF?

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La storia del 5 per mille e dei 730 truccati (Libero, 29 settembre 2015)

I 730 truccati dai CAF

A spiegarlo ci pensa oggi Libero in un articolo a firma di Francesco De Dominicis: già lo scorso anno la Corte dei Conti aveva parlato del potenziale conflitto di interessi dei CAF nel loro ruolo di intermediari, sollecitando l’Agenzia delle Entrate a controllare. Perché, spiega l’articolo, molti CAF sono in qualche modo ad associazioni presenti nell’elenco dei beneficiari del 5 per mille e quindi il rischio, o per meglio dire il sospetto, è che molte donazioni siano in qualche modo “indirizzate”. Da qui i controlli dell’AdE, che ha scoperto l’8,9% (per ora) di donazioni fuorilegge: vuoi per l’assenza dell’atto con cui il contribuente manifesta la volontà di donare parte dell’Irpef, vuoi per «correzioni» ed «errori di digitazione» apparsi sospetti. Le verifiche su cui le Entrate hanno riferito ai magistrati contabili riguardano il 2014, ma gli accertamenti proseguiranno anche per l’anno in corso con maggiore profondità.

La prima indagine sul «cinque per mille» ha riguardato, nel dettaglio, Caf Mcl (Movimento cristiano lavoratori), Caf Acai (collegato all’Associazione cristiana artigiani italiani), Caf Servizi di base(collegato a Rete Iside Onlus), Caf Anmil (dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro),Caf Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani). L’indagine, insomma, è parziale e non ha preso di mira i centri di assistenza fiscale collegati ai sindacati, che hanno diverse fondazioni nella lista del «cinque per mille». La Cgil,a esempio, gode di una rete con centri fiscali sparsi su tutto il territorio nazionale: nel 2015 ha «gestito» circa 3 milioni di modelli«730».

Le irregolarità nei 730 dei CAF

Il Sole 24 Ore aveva spiegato ieri che ci sono due tipologie di irregolarità: 207 dichiarazioni, ovvero il 3,7% del campione, sono state trasmesse con scelte non in linea con la volontà del contribuente. In 61 casi è stata cambiata la sua scelta, in 51 non era stata compilata la casella del 5 per mille ma è stata aggiunta dai CAF, in 95 casi la scelta non è stata trasmessa correttamente in fase di trasmissione telematica delle dichiarazioni. Nell’8,2% di questi casi di irregolarità, le scelte erroneamente trasmesse sono a favore dei beneficiari collegati al Caf. Durante i controlli, gli operatori dei Caf hanno spiegato agli ispettori dell’Agenzia che le differenze sono state causate da errori di digitazione in fase di elaborazione o da richieste di modifica formulate verbalmente dal contribuente dopo la consegna della scheda compilata. La seconda irregolarità riguarda 293 casi (il 5,2% del campione), nei quali il Caf non ha conservato le schede cartacee con la scelta del contribuente. Questo rende di fatto impossibile verificare la corretta trasmissione delle opzioni espresse. Nell’11,6% di questi casi – si legge nel documento dell’Agenzia – è stata trasmessa una scelta per la destinazione del 5 per mille a favore dell’associazione legata al Caf.