Politica

La guerra nascosta tra Berlino e Londra

La libertà di circolazione all’interno dell’Unione europea non è negoziabile. Lo ha ripetuto oggi ancora una volta il portavoce di Angela Merkel, interrogato sull’effettiva fermezza della cancelliera tedesca di fronte al suo collega britannico David Cameron, intenzionato a mettere dei paletti all’immigrazione proveniente dai paesi Ue. Nella sua edizione in edicola questo lunedì, il settimanale Der Spiegel afferma che Merkel considera ormai un’ipotesi plausibile quella di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e riferisce che la leader tedesca aveva rivolto un severo monito al premier britannico il mese scorso a Bruxelles, a margine del vertice Ue. «Per la prima volta, Cameron sta portando il suo paese verso un punto di non ritorno sulla questione della sua appartenenza all’Unione europea, un punto a partire dal quale Angela Merkel non si batterà più sulla permanenza di Londra nell’Ue», riferiscono a Spiegel fonti vicine al governo di Berlino. Una guerra nascosta che sta andando avanti da quando Cameron ha cominciato l’offensiva interna contro l’UKIP, ma che potrebbe degenerare nel provocare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea anche prima del referendum del 2017.
 
LA GUERRA NASCOSTA TRA BERLINO E LONDRA
Riferisce la BBC che Cameron ha intenzione di rinegoziare i termini dell’adesione del Regno Unito prima di tenere il referendum per restare nell’Unione Europea l’anno prossimo. Il primo ministro, che si prevede di fissare le sue prossime iniziative in materia di immigrazione prima di Natale, ha insistito nello spiegare che la libertà di circolazione dei lavoratori sarebbe al centro della sua strategia di rinegoziazione. Gawin Hewitt spiega che all’interno dell’establishment politico tedesco aumenta la frustrazione nei confronti della Gran Bretagna, perché non la Germania non capisce quale sia la strategia di David Cameron dietro le continue richieste alla UE. In particolare la Merkel è andata su tutte le furie quando il 25 ottobre le è stato chiesto di modificare i trattati per ridurre il numero di migranti. I numeri dicono che il saldo migratorio dei cittadini UE nei dodici mesi che vanno da marzo 2013 a marzo 2014 è stato positivo per 131mila unità, un aumento significativo rispetto ai 95mila dell’anno precedente. L’incremento totale di cittadini UE andati a vivere in Gran Bretagna è stato pari a 214mila unità, mentre l’emigrazione dal Regno Unito si è fermata a 83mila. Soprattutto arrivano immigrati dall’UE a 15 paesi, mentre i cittadini dell’UE a 8 è rimasta stabile nell’anno. La maggior parte dei cittadini arriva da Romania e Bulgaria.

La migrazione dei cittadini UE verso la Gran Bretagna: serie storica
La migrazione dei cittadini UE verso la Gran Bretagna: serie storica

IL TAGLIO DEI TAX CREDITS
Per questo oggi Steffen Seibert ripete: «L’elemento fondamentale è che la libertà di circolazione in seno all’Unione europea non è negoziabile per la Germania. Ecco cosa ha detto la cancelliera». Naturalmente, la Merkel ritiene che «la lotta contro eventuali abusi causati dalla libertà di circolazione delle persone è un argomento di discussione legittimo, anche per noi in Germania», ma questo non può portare a mettere in discussione in via generale il principio della libertà di circolazione. Se vincerà le prossime elezioni legislative, David Cameron ha promesso la tenuta di un referendum entro il 2017 sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Non finisce qui. Il governo britannico starebbe anche progettando di limitare il welfare ai cittadini Ue che decidono di vivere nel Regno Unito, secondo quanto scrive il Times, spiegando che Downing Street sta pensando di tagliare i ‘tax credits” (integrazioni al reddito) agli immigrati dai Paesi dell’Unione europea, nuova puntata della crociata contro l’Ue lanciata dal premier per resistere all’erosione di voti a favore degli eurofobici dell’Ukip.
 
L’ULTIMO SCONTRO SUL BILANCIO UE
L’ultimo scontro tra Germania e Gran Bretagna è andato in scena una settimana fa, quando al Regno Unito l’UE ha chiesto 2,1 miliardi di euro da pagare entro il primo dicembre, mentre la Francia, sempre secondo le tabelle, dovrebbe avere uno sconto di un miliardo. Anche l’Italia dovrà (dovrebbe) tirare fuori 340 milioni di euro, secondo la tabella rivelata dal Financial Times.

Il Financial Times spiegava che Cameron è determinato a sfidare Bruxelles: quella sera ha incontrato il premier olandese Mark Rutte per discutere della questione, mentre giornali come il Telegraph stanno già spalleggiando il primo ministro in quella che forse diventerà la più importante polemica anti-Ue della Gran Bretagna. Secondo il quotidiano finanziario, Cameron non vuole cacciare soldi in più: «Non è accettabile che si cambino le regole del gioco in corso, la Commissione non si aspettava quei soldi e non ne ha alcun bisogno: lavoreremo con gli altri paesi per chiedere di annullare la richiesta». Anche Rutte è sul piede di guerra: «Stiamo considerando la possibilità di un’azione legale. Una brutta sorpresa, andremo fino in fondo». I funzionari dell’UE gettano acqua sul fuoco: «Il calcolo riflette semplicemente la pratica di adeguare i contributi dei paesi al loro ritmo di crescita», dice Patrizio Fiorilli, un portavoce della Commissione al Financial Times, «e il contributo della Gran Bretagna riflette l’aumento della sua ricchezza, esattamente come succederebbe con il fisco se i guadagni salgono».
Immagine di copertina da Wikipedia