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Guerlin Butungu: gli insulti al quarto accusato degli stupri di Rimini

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In poche ore, cioè da quando è stata resa nota l’identità del presunto capo della banda di stupratori di Miramare di Rimini, il profilo Facebook del ventenne congolese Guerlin Butungu, fermato nella notte, è stato preso d’assalto da decine di messaggi di insulti. Tra i commenti ad un post pubblico del 17 luglio in cui il giovane parla in francese di un suo amico morto, sono tanti quelli che augurano a lui la morte e che fanno riferimento alla necessità della pena capitale, con diverse offese razziste. Uno dei post più recenti di Butungu è del 3 luglio, giorno del suo compleanno, quando il giovane ringraziava Dio per averlo protetto sin qui.

Guerlin Butungu: gli insulti al quarto accusato degli stupri di Rimini

Guerlin Butungu aveva cercato di fuggire da Pesaro prendendo un treno stanotte. Gli uomini della squadra mobile che stavano monitorando i suoi spostamenti con l’ausilio delle tecnologie, lo hanno fermato mentre il treno transitava alla stazione di Rimini. Una volta bloccato il convoglio gli uomini dello Sco e della squadra mobile sono saliti e hanno trovato il ragazzo in una delle carrozze.
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“L’arresto di questa mattina è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze”, ha detto il Questore Maurizio Improta. “Un risultato reso possibile da un grande lavoro di squadra. L’uomo fermato questa mattina, un nigeriano maggiorenne che risulta richiedente asilo, in un primo momento è rimasto meravigliato dalla presenza dei poliziotti e ha cercato di negare la sua identità. Ma ormai era stato inchiodato”.

Il padre dei due fratelli arrestati

Il padre dei due fratelli marocchini di 15 e 17 anni residenti a Vallefoglia, nel Pesarese, un 51enne, al Resto del Carlino ha spiegato di aver riconosciuto i figli dalle foto diffuse sui giornali e che ieri il figlio 17enne è tornato a casa piangendo. “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini. Hanno partecipato allo stupro di cui si parla da giorni. Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare”.
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L’uomo ha altri due figli, fa il saldatore ed è in Italia da anni. Il figlio più grande, che come l’altro frequenta l’alberghiero, ha raccontato il padre, “mi ha detto che quello maggiorenne li ha costretti ad andare a Rimini, che gli prometteva soldi se loro magari rubavano qualche cellulare e poi lo rivendevano a lui. Che li ha fatti bere, una birra in un locale, una in un altro…”. Sempre il maggiore gli ha detto “che il congolese ha puntato la ragazza polacca e ha detto ‘a questa ci penso io’. Il congolese la picchiava, le tirava gli schiaffi. Lui ha provato a dirgli ‘Lasciala fare, perché fai queste cose’. Ma poi l’ha trascinata lontano da loro e ha continuato”. Che cosa ha detto ai ragazzi quando ha capito che erano loro? “Che dovevano dire la verità e che non dovevano stare zitti per una settimana intera. E che sono stati fortunati. Io lo so come funziona il giro. Gli errori li ho fatti anche io. Mi sono ubriacato, ho rubato, ho fatto risse. Quindi, primo, con la transessuale hanno rischiato perché potevano essere rintracciati dal protettore. Ma poi hanno rischiato anche per la violenza alla donna polacca. Perché, lo dico chiaro, se qualcuno violenta una delle mie donne, mia moglie o mia madre o mia figlia, io lo ammazzo”.

Guerlin Butungu e la cooperativa sociale di Pesaro

Il capo della banda del doppio stupro di Rimini, Guerlin Butungu, 20 anni, rifugiato congolese, secondo la cooperativa che gestisce il servizio di accoglienza di Pesaro finora non avrebbe dato problemi di comportamento. Lo racconta Rtv San Marino, la consociata Rai che ha diffuso una sintesi dell’intervista alla responsabile della Sezione Migranti della Cooperativa Labirinto, Cristina Ugolini. Butungu il 25 novembre del 2015 era entrato, spiega la giornalista Valentina Antonioli, nella prima accoglienza nella comunità di Acquaviva di Cagli (PU).
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Dopo aver ricevuto lo stato di rifugiato entrò nello Sprar Invictus di Pesaro da settembre 2016 fino al 22 aprile 2017, abitando nella struttura collettiva Freedom di Pesaro che accoglie 15 rifugiati. Ha seguito corsi di cameriere dal 19 dicembre 2016 all’11 gennaio 2017 nel ristorante fanese “La Perla”. Ha svolto anche un tirocinio lavorativo prima di lasciare lo Sprar. “Mai creato problemi né avuto comportamenti inadeguati, seguendo le regole del servizio”, ha detto Cristina Ugolini, ma secondo Rtv chi lo conosce aveva notato negli ultimi tempi una cura negli abiti, particolarmente costosi, che aveva provocato qualche domanda alla quale Butungu aveva risposto elusivamente. Il giovane congolese è regolare in Italia grazie ad un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il permesso scade nel 2018. L’uomo, che lavorava come volontario in una cooperativa di Pesaro, aveva fatto anche richiesta di asilo politico. Sulla sua pagina facebook il giovane oltre ad alcune foto che lo mostrano al mare, o con alcuni amici in discoteca, o vestito con un completo elegante in giacca e cravatta, il 24 agosto 2016 aveva postato, in francese, un commento addolorato sul terremoto che aveva colpito il centro Italia esprimendo le sue “condoglianze” alle famiglie coinvolte.