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Così la Guardia costiera è diventata una nuova ONG da combattere

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“Ci sono tanti colleghi che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio. Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti…”. Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia costiera, intervistato dal Corriere della Sera, esprime il malessere dei sui colleghi per lo stallo sulla nave Diciotti ma anche per le incredibili accuse di “complotto immigrazionista” nei confronti della Guardia Costiera italiana, individuata negli ultimi tempi da un buon numero di personaggi su Internet come il nuovo nemico da abbattere.

Così la Guardia costiera italiana è diventata una nuova ONG da combattere

La nave Diciotti e la Marina italiana si trovano infatti oggi all’interno di un gioco al massacro sulla pelle non solo dei naufraghi, ma persino dei militari italiani. La Diciotti fino a ieri continuava a stazionare per il quinto giorno al largo di Lampedusa con a bordo i 177 migranti soccorsi mentre il ministero dell’Interno guidato da Matteo Salvini non le indicava un porto sicuro per l’attracco in quanto impegnato a polemizzare con Malta e con l’Europa su chi dovesse assistere i naufraghi. “È incomprensibile. Anche imbarazzante. La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”, ha detto Ciavarelli mentre sui social network si moltiplicano le accuse nei confronti di Giovanni Pettorino.

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Eppure la situazione sulla Diciotti non è così tranquilla, come spiega ancora Ciavarelli: “I 177 migranti per ora sono tranquilli e i colleghi a bordo mi scrivono su WhatsApp che tutto va bene. E’ risaputo però che se le stesse persone capissero che li vogliamo riportare in Libia o trasbordare su un’altra nave diretta in Libia, ecco che sarebbero disposti a tutto, anche al suicidio. Chi ha bisogno di aiuto in mare non può aspettare! Perciò l’auspicio è che la politica italiana e quella internazionale decidano in fretta su come affrontare i flussi migratori. Senza lasciare il cerino acceso in mano ai guardacoste italiani”, conclude.

Il caso Pettorino, accusato di essere uomo di Delrio

Non solo: per dimostrare quanto la situazione sia disperata ma non seria, oggi il Tempo ha scritto che Giovanni Pettorino “ignora le direttive” di Salvini in un titolo in cui racconta della guerra del ministro dell’Interno all’ammiraglio, mentre nell’articolo spiega che la Guardia Costiera non risponde al ministero dell’Interno e quindi Pettorino non potrebbe obbedire a Salvini nemmeno se volesse. Intanto da Lampedusa fanno sapere che la nave Diciotti si sta dirigendo verso Pozzallo, ma il sindaco Roberto Ammatuna ha detto all’Adn Kronos che “La nave Diciotti non è in rotta verso la nostra città”, sostenendo di aver ricevuto la conferma da fonti ministeriali.

ammiraglio pettorino
pettorino guardia costiera ong 1

Intanto il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, “preso atto del quinto giorno di permanenza forzata dei 177 migranti salvati” e tuttora a bordo di nave Diciotti, ha informato le alte cariche dello Stato “con alcune sue valutazioni” sulla vicenda. Secondo il Garante, si tratta di un “caso di rilevanza umanitaria: la nave della Guardia costiera ospita da cinque giorni i migranti, che sono stati salvati in acque Sar maltesi, e si trova in rada da almeno tre giorni al largo di Lampedusa, senza che sia stato ancora individuato un luogo di approdo”.

EDIT: La nave Diciotti approderà a Catania. Lo annuncia il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che dà anche una stoccata a chi in questi giorni accusava la nave di tradimento: “I valorosi uomini della guardia costiera – prosegue il tweet del ministro – hanno compiuto il proprio dovere salvando vite umane ad appena 17 miglia da Lampedusa. Ora l’Europa faccia in fretta la propria parte”.

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