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Grom: la storia del caracal sequestrato a Milano diventa un giallo

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Ieri è stato sequestrato Grom, il caracal che a Milano era stato fotografato al guinzaglio in strada alla fine dello scorso novembre e che apparteneva a una donna di nazionalità bulgara che si chiama Anelia Kancheva.

Grom: la storia del caracal sequestrato a Milano

Nel comunicato diffuso dalle agenzie di stampa si faceva sapere che l’animale era nato in Belgio ed era stato acquistato in Repubblica Ceca nel maggio scorso per 10mila euro e che in Bulgaria, paese d’origine della donna, la detenzione dell’animale non è vietata dalla legge ma in Italia, con l’introduzione della cosiddetta legge Cites del 1996 è vietato il possesso senza eccezioni. Ieri i carabinieri della Forestale hanno sequestrato la lince nell’appartamento in centro della proprietaria.

Lo studio legale Sutti, che assiste Anelia Kancheva e si occupa pro bono della vicenda del caracal, ha però pubblicato una lunga nota sulla sua pagina Facebook in cui smentisce la ricostruzione della vicenda fornita dalle agenzie di stampa, fornendo particolari completamente diversi rispetto a quelli che avevano portato alla spiegazione del sequestro da parte della procura.
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Grom, Anelia Kancheva e lo studio legale Sutti

Scrive lo studio legale che «i carabinieri hanno effettuato un accesso forzoso presso l’appartamento milanese di Anelia Kancheva, cittadina europea di origine bulgara, dove vivono anche le figlie di tredici e quindici anni, con un decreto a firma del Dr. Eugenio Fusco della procura della repubblica di Milano, di perquisizione dell’abitazione e di sequestro di Grum, il gatto della malcapitata, così che lo stesso venisse rimosso, momentaneamente rinchiuso in qualche struttura pubblica, e con tutta probabilità avviato ad esiti letali. Il crimine del gatto? Avere nel suo DNA un quarto di sangue di caracal, cosa che lo qualifica come un “caracat”». La tesi dello studio legale è che non sia illegale possedere un animale con queste caratteristiche: «Il cucciolo è stato come tale regolarmente acquistato sei mesi fa da un allevamento nella repubblica ceca che l’ha vaccinato, certificato, munito di passaporto e chip sottopelle secondo la normativa della Unione Europea. Ha passato indisturbato le sue prime vacanze all’aperto in Bulgaria, e successivamente è stato trasferito in Italia per subire un delicato intervento chirurgico presso la clinica San Francesco, dopo essere normalmente e apertamente atterrato a Milano; identificato dalle autorità di frontiera; e regolarmente importato per subire le suddette cure veterinarie urgenti».
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Con l’intervento dello studio legale il veterinario intervenuto ha dato indicazioni per la custodia temporanea dell’animale, «che è tuttora in convalescenza e deve seguire una dieta strettissima, anziché in qualche gabbia gelida in cui l’animale sarebbe se non altro probabilmente morto di crepacuore, presso la clinica veterinaria dove è già stato operato». Lo studio legale spiega che il possesso dell’animale non è illegale, secondo il loro esame della legislazione italiana. Ora sarà un giudice a decidere. Sperando che lo faccia in fretta e che il destino dell’animale sia salvaguardato.