Economia

Grecia, il confronto tra le proposte e l'accordo

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi questa infografica di Pierpaolo Balani in cui si mettono a confronto la proposta greca, la proposta della trojka su cui è stato fatto il referendum e i punti principali dell’accordo che ieri Alexis Tsipras ha firmato.

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Grecia, il confronto tra le proposte e l’accordo (Il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2015)

L’accordo che Tsipras ha firmato è ampiamente peggiorativo. A fronte di un prestito dell’European Stability Mechanism (il fondo salva-stati) pari a 82-86 miliardi di euro in tre anni (molti soldi andranno alle banche greche), l’allegerimento del debito che il premier dice di aver ottenuto in realtà arriverà soltanto se verrà rispettato il calendario delle riforme. E rimane una promessa. Il fondo suggerito da Schaeuble per essere messo a garanzia dei prestiti non sarà in Lussemburgo e non sarà quell’Institutions for Growth in Greece che è gestito paritariamente da Germania e Grecia, ma sarà comunque sotto la supervisione delle istituzioni europee. La Troika torna poi ad Atene, secondo un punto del programma dell’Eurogruppo che Tsipras nemmeno ha provato a contestare durante l’Eurosummit. In cambio Tsipras riceverà (si fa per dire, visto che gli emolumenti vengono dalle privatizzazioni in Grecia) 12,5 miliardi da spendere in investimenti per il rilancio della crescita. Ma c’è di più, anzi di peggio. Si tratta di cifre teoriche. Perché nel corso di questa ultima fase di negoziati il premier greco Alexis Tsipras aveva avvertito che Atene stimava in al massimo 17 miliardi di euro i proventi possibili da privatizzazioni.
E secondo il Fmi questa voce sarebbe ancora più bassa: 7 miliardi di euro. Questo significa che per gli investimenti Atene avrà a disposizione una cifra infinitesimale rispetto a quella che oggi l’Eurosummit teoricamente promette. Tsipras ha poi perso sul fronte dell’aumento dell’IVA, che aveva provato a scadenzare nel suo piano, e sull’anticipazione dei provvedimenti per la riforma delle pensioni. Si prevede poi espressamente la consultazione e l’accordo con i creditori “su tutte le leggi sulle aree rilevanti prima della discussione in parlamento”. Il controllo dei creditori sarà invasivo e su tutte le principali scelte pubbliche, a proposito del discorso sulla sovranità. Diciassette ore di lavoro per una capitolazione su gran parte della linea, con la spada di Damocle della Grexit minacciata da Schaeuble addirittura per iscritto con l’avallo della Merkel, alla faccia di chi raccontava favole sul disaccordo tra la cancelliera e il suo ministro. This is a coup, come diceva anche Paul Krugman ieri notte? No, e semplicemente perché la firma del primo ministro greco sull’accordo c’è. E le responsabilità storiche seguiranno. Lo stesso Tsipras ha detto nelle dichiarazioni a caldo che questo accordo aggraverà la recessione della Grecia. C’è da ricordare che anche molte delle proposte del suo governo non sarebbero andate ad aiutare Atene e la sua economia disastrata.

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