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Il gran gesto di Koulibaly: regala giacconi del Napoli per strada ai connazionali

Il campione azzurro, simbolo della lotta al razzismo, non è nuovo a grandi gesti di solidarietà

koulibaly regala giacconi napoli ai semafori

Sono le ore 13.30 circa ad Agnano (Napoli). Da una fuoriserie scende Kalidou Kolulibaly, senegalese di nascita e passaporto ma napoletano d’adozione, fuoriclasse della difesa del Napoli da sette stagioni e, tra le altre cose, simbolo suo malgrado della lotta contro il razzismo. Si avvicina a cinque o sei connazionali che sostano davanti ai semafori e tira fuori dalla portiere dei giacconi del proprio club e li distribusce ad ognuno di loro per proteggerli dal freddo.

Un gesto semplice, spontaneo, lontanissimo da microfoni e telecamere. E nessuno avrebbe mai saputo nulla se non fosse stato per un tifoso, Paolo Leccia, che, proprio in quel momento passava di lì e si è avvicinato al campione senegalese per salutarlo. Quando l’uomo ha capito quello che Koulibaly stava facendo, ha tirato fuori lo smartphone e ha fotografato la scena, pubblicando sui social un gesto che, nel giro di poche ore, è diventato virale e che sarebbe rimasto nel più completo anonimato se non fosse stato per quella coincidenza casuale. La dimostrazione di come si possa essere campioni anche, e soprattutto, restando in silenzio.

KK, o K2, come è stato ribattezzato a Napoli per via delle sue iniziali, non è nuovo a gesti di solidarietà e a slanci di generosità. Come quando, l’anno scorso, regalò 500 euro a un senzatetto in un centro commerciale, mentre non si contano le maglie donate in beneficenza e le donazioni spontanee verso chi è stato meno fortunato, con un occhio particolare ai tanti connazionali che vivono a Napoli. Due anni fa, nel dicembre del 2018, durante un Inter-Napoli, Koulibaly con un gesto eclatante e pieno di rabbia aveva abbandonato il campo in seguito ai vergognosi e continui fischi e ululati razzisti da parte dei cosiddetti “tifosi” nerazzurri, diventando un’icona mondiale della lotta al razzismo negli stadi. A chi gli chiedeva se, dopo quell’episodio, se ne sarebbe andato dall’Italia, KK aveva risposto senza esitazioni: “Non ci penso neanche, se ne vadano i razzisti”.