Opinioni

Gli incredibili buchi della polizia belga

La Stampa riepiloga oggi in un’infografica l’incredibile numero di errori compiuti dalle autorità di sicurezza del Belgio prima e dopo l’attentato di Bruxelles. Nel conto va la storia di Ibrahim Bakraoui, arrestato in Turchia ed estradato in Olanda senza che il governo si facesse carico di controllarlo o incarcerarlo come foreign fighter, e quella del fratello Khalid che invece doveva essere in carcere per aver violato ripetutamente i termini della libertà condizionata. C’è poi la soffiata del luglio 2014 in cui secondo una fonte coperta della criminalità belga i fratelli Abdeslam stanno preparando attentati terroristici: la spiata viene considerata troppo vaga per far intervenire la polizia. L’allarme dalla Grecia arriva a gennaio 2015, quando nell’appartamento di Atene di Abdelhamid Abaaoud vengono ritrovate mappe e disegni dell’aeroporto di Zaventem. Anche qui la segnalazione viene ignorata. Quindi ci sono le impronte di Najim Laachraoui sulle fasce esplosive delle bombe di Parigi: i belgi lo identificano soltanto mesi dopo.
L’appartamento di Salah viene perquisito con colpevole ritardo perché le leggi belghe vietano le perquisizioni notturne; quando la polizia riesce ad entrare nell’appartamento non c’è nessuno. Anche il covo di Schaerbeek viene segnalato da un vicino di casa che si accorge di avere nuovi e strani compagni di palazzo; ma le autorità non intervengono. Durante l’irruzione del 16 marzo a Forest, in cui trova la morte Mohammed Belkaid mentre Salah e Laachraoui riescono a fuggire, vengono trovati numerosi detonatori ma nessuno riesce ad impedire un attentato. Infine, c’è la circostanza della mancata conoscenza dell’arabo da parte dei traduttori a disposizione della polizia belga fino alla figuraccia su Faiçal Cheffou, rilasciato per mancanza di prove ieri.

fiaschi inchieste
Gli incredibili buchi della polizia belga nelle indagini sugli attentati (La Stampa, 29 marzo 2016)

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