Economia

Giuseppe Bivona: un banchiere d'affari nel caso MPS

monte dei paschi di siena

Chi la dura la vince. Giuseppe Bivona avrà forse personalmente festeggiato quando nei risultati degli stress test il Monte dei Paschi di Siena ha dimostrato di aver bisogno di due miliardi di ricapitalizzazione a causa degli asset “ballerini”. Perché lui è da molto tempo che ci punta, su quegli asset. E scrive, scrive scrive alla Banca Centrale Europea come all’Unione Europea e al parlamento tedesco per segnalare che nei bilancio 2013 di MPS c’è qualcosa che non torna, c’è qualcosa che non gira: ovvero il derivato negoziato con Nomura per abbellire i bilanci all’epoca di Mussari. Un’attività che gli è valsa la denuncia per diffamazione da parte di Alessandro Profumo con richiesta di risarcimento danni per 30 milioni, e passi. Ma soprattutto, il banchiere che ha lavorato a lungo a Londra in banche d’affari come Morgan Stanley, Lehman Brothers e Goldman Sachs, alla fine ha trovato un giudice a Francoforte:

Di certo Almunia a Bruxelles e Danièle Nouy a Francoforte hanno finito per prestargli ascolto. I suoi argomenti, da tempo, sono tesi a dimostrare due punti. Il primo è che l’istituto di Siena doveva rimborsare i Monti bond, oppure il governo avrebbe dovuto convertire quell’aiuto in azioni. Il secondoè che il bilancio del Monte andava corretto su una transazione con Nomura, in un modo che avrebbe fatto emergere una perdita nell’esercizio di bilancio del 2013. L’ex banchiere di Lehman, Morgan Stanley e Goldman Sachs, ha sempre sostenuto in tutti i suoi dossier a Bruxelles, Francoforte, Parigi o Londra (e Roma) che quell’operazione dovesse essere classificata come in derivati di credito e non in titoli di Stato. L’impatto finale sul patrimonio di Mps non cambiava, ma nella versione di Bivona dovev aemergere anche una perdita di esercizio da circa 600 milioni di euro. Alla fine la Bce non gli ha dato tutti i torti: in una nota pubblicata ieri, osserva che nell’insieme degli esami europei su Mps tratta la transazione con Nomura come un derivato, ma riconosce che la banca (su spinta di Bankitalia) non nasconde e, anzi, rende noto a bilancio l’impatto di questa ipotesi.

Federico Fubini, che racconta l’intera storia su Repubblica, alla fine si chiede se dietro tutto l’attivismo di Bivona ci fosse il tentativo di far calare di prezzo al titolo in Borsa per favorire una scalata ostile a Siena. Tutte ipotesi che lui respinge sdegnato. «Il mio obiettivo in questa vicenda è legato solo al desiderio di salvare il Monte da una cattiva gestione». Bivona non è azionista di Mps, ma per lui cambia poco: «Ho un interesse costituito su questa questione — osserva — . Ed è di natura politica. E’ scorretto impedire all’Europa di aiutare l’Italia a fare chiarezza sulle sue banche».