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Il leghista indagato per aver preso soldi per concorsi finti

giovannino antonini matteo salvini

Giovannino Antonini, ex presidente della Popolare di Spoleto e sostenitore della neogovernatrice Tesei in Umbria, è accusato di truffa con 6 persone. Nelle settimane prima del voto del 27 ottobre ha più volte partecipato a cene, comizi ed eventi elettorali di Matteo Salvini e Donatella Tesei, sostenendo apertamente la neo governatrice della Lega e il capogruppo in consiglio comunale a Spoleto, David Militoni (poi non eletto). Racconta oggi Il Fatto:

Secondo i pm di Spoleto, che ha indagato e perquisito i sette con l’accusa di associazione a delinquere dedita al traffico di influenze e truffa, Antonini si occupava di reperire “gli aspiranti candidati”e indicava loro “come effettuare i pagamenti”. Non solo: si occupava di stilare elenchi con tutti i nomi dei candidati “attribuendo loro ‘priorità di assunzione’ in base al prezzo illecito pattuito e/o corrisposto”.E infine aveva il ruolo di evitare “denunce alla Autorità Giudiziaria da parte dei ‘clienti insoddisfatti’”.

Adesso lui alla Nazione respinge le accuse e fa sapere di aver “segnalato i nomi di giovani che cercavano lavoro ma senza mai prendere un soldo”:“Io li segnalavo a questo signore dei Servizi Segreti che avevo conosciuto a Roma. Cosa facessero loro poi non lo so. Ma io non c’entro niente”.

antonini leghista indagato spoleto

Nell’articolo a firma di Giacomo Salvini si spiega che l’inchiesta della Procura di Spoleto (dove risiede Antonini) e coordinata dal procuratore Alessandro Cannevale  e dal sostituto Vincenzo Ferrigno, è partita un anno fa non grazie alla denuncia di uno dei “truffati”che avevano pagato invano per ottenere un’as sunzione o per superare un concorso ma come filone di un’altra indagine che ha permesso ai finanzieri di Perugia di stringere le maglie intorno al sedicente 007 Battaglia:

Adesso gli inquirenti stanno cercando di capire, con ulteriori accertamenti, se si trattasse solo di millanterie o anche di rapporti corruttivie nonsono esclusi ulteriori sviluppi dopo le perquisizioni dei giorni scorsi a Roma, Spoleto e Massa Carrara. Nell’inchiesta, che si basa su intercettazioni, pedinamenti e appostamenti, sono indagati anche altri cinque complici che, per fingere l’assunzione dei candidati, vestivano i panni di un falso generale dell’Esercito, di un vescovo che non risulta nominato dalla Chiesa cattolica, di un alto ufficiale della polizia penitenziaria in servizio a Roma (Pierantonio Costantini) e di un principe a capo di un ordine cavalleresco (Enrico Filadoro).

Tutti questi partecipavano agli incontri in cui Battaglia dava ai candidati falsi quiz precompilati in vista dei concorsi o addirittura “prenota loro le visite mediche necessarie all’ott enimento dei certificati da allegare alle domande di assunzione e/o partecipazione ai concorsi”. Tutto questo in cambio di soldi –dai 2 agli 8mila euro –che poi veniva spartito tra i sette indagati.

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