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«Giovanni Brusca può uscire dal carcere»

giovanni brusca

Giovanni Brusca può finire di scontare la pena agli arresti domiciliari. Per la prima volta l’Antimafia dà parere positivo alla scarcerazione del killer di Capaci, l’uomo che ordinò di sequestrare, uccidere e sciogliere nell’acido il figlio del pentito Santo Di Matteo, che ha nuovamente chiesto di lasciare la cella cercando così di ribaltare l’ennesimo rifiuto del tribunale di Sorveglianza. Racconta oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera:

Brusca, anche lui ora collaboratore di giustizia, si è rivolto alla Corte di Cassazione, e proprio oggi la prima sezione penale si riunirà per decidere. A sostegno del ricorso, i suoi avvocati hanno puntato anche sul decisivo «contributo offerto» alle indagini e sul «provato ravvedimento» dell’ex boss mafioso.

Il mafioso che a Capaci azionò la leva per far esplodere la bomba che uccise Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, ha già usufruito di oltre ottanta permessi premio. Ogni volta esce di prigione per vari giorni e resta libero 11 ore al giorno (la sera deve rientrare a casa), solitamente trascorse con il figlio oggi ventottenne. Dando prova della «affidabilità esterna» certificata dagli operatori del carcere romano di Rebibbia, che aggiungono: «L’interessato non si è mai sottratto ai colloqui e partecipa al dialogo con la psicologa, mostrando la volontà di dimostrare il suo cambiamento».

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L’arresto di Giovanni Brusca il 20 maggio 1996

Il tribunale di sorveglianza ha dato sempre parere negativo alla sua scarcerazione:

La difesa di Brusca ribatte che l’ex boss mafioso ha più volte chiesto pubblicamente perdono alle vittime, e di poter effettuare attività di volontariato durante i permessi in segno di concreto ravvedimento, ma «non gli è stato concesso per motivi di sicurezza». Di qui il ricorso in Cassazione, contestando la pretesa di «un ravvedimento ad personam modellato sulla figura del Brusca». Che in ogni caso, a 62 anni di età, è ormai arrivato in vista del traguardo del fine pena: calcolando i tre mesi sottratti per ogni anno di detenzione scontato, la scadenza dei trent’anni dovrebbe arrivare a novembre 2021.

“Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno ‘sconto’ di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario”, ha detto oggi l’avvocato Antonella Cassandro, uno dei legali che ha patrocinato il ricorso dell’ex boss alla Suprema Corte. “Nel suo parere negativo alla detenzione domiciliare, il Pg della Cassazione – ha spiegato Cassandro – ha condiviso le motivazioni del Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si sia ravveduto a sufficienza”. Cassandro ha sottolineato che oltre al Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, hanno dato parere favorevole ai domiciliari anche la direzione del carcere di Rebibbia, e le autorità di pubblica sicurezza di Palermo.

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