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Giovanna Mazzoni: il PD querela la contestatrice di Renzi

giovanna mazzoni ferrara

Giovanna Mazzoni era entrata nelle cronache italiane il 2 settembre scorso, quando, alla Festa dell’Unità di Bologna, si era presentata a contestare Matteo Renzi accusandolo di aver rubato sulle banche. La signora di Ferrara, ex dipendente pubblica in pensione, aveva raccontato di aver perso decine di migliaia di euro “per colpa del decreto salva banche di Renzi”.

Giovanna Mazzoni: il PD querela la contestatrice di Renzi

Con lei all’uscita all’epoca una seconda signora, Milena Zoggia di Padova, che invece aveva denunciato la perdita di 400 mila euro. “Sarei voluta entrare ma mi hanno tenuta fuori al cancello”. “Siamo stati truffate dall’allora governo Renzi”, hanno detto le due signore. Il video era stato pubblicato da Radio Città del Capo.

Ora, scrive oggi La Stampa, il Pd ha querelato per diffamazione la donna. «Voi avete rubato lo dice a sua sorella», rispose dal palco il segretario Matteo Renzi, quando la contestatrice lo interruppe alzandosi, urlando e sventolando una bandiera con scritto: «No Salva Banche». Giovanna Mazzoni lasciò il tendone della festa accompagnata da uomini della sicurezza. La querela è stata presentata ai carabinieri di Firenze, firmata dal deputato e tesoriere del Partito Democratico Francesco Bonifazi, legale del partito, che ha delegato l’avvocato Lorenzo Pellegrini. La procura di Bologna dovrà valutare se si è trattato di legittima critica politica oppure se è stata lesa la reputazione del partito, come sostiene la querela.

Il crac CARIFE e la risparmiatrice

«Non dico quanto ho perso», aveva spiegato la donna, «non ho diritto a rimborsi perché ho un reddito di oltre 35 mila euro. La risposta “lo dice a sua sorella” è stata villana. Non votavo PD, potrei votare M5S anche se ho avuto una brutta esperienza. Mi ero impegnata a Ferrara con la lista di Valentino Tavolazzi, che fu il primo a essere cacciato dal Movimento di Beppe Grillo». CARIFE, ovvero la Cassa di Risparmio di Ferrara, è una delle quattro banche risolte dal decreto del governo nel novembre 2015. Il rimborso automatico senza arbitrato è stato definito dall’allora governo Renzi nell’aprile 2016: riguarda tutti gli obbligazionisti che hanno acquistato i titoli entro il 12 giugno 2014 che devono avere due requisiti: un reddito lordo a fini Irpef fino a 35.000 euro all’anno o un patrimonio immobiliare fino a 100000 euro. Il decreto banche prevede il cosiddetto “pegno non possessorio” che consente ai creditori di avere una garanzia sui beni mobili del debitore (come macchinari, anche quote di controllo di società). Stiamo parlando di un rimborso all’80% delle somme perse con l’acquisto di obbligazioni delle banche risolte. Tutti gli altri, tra cui evidentemente anche la signora Mazzoni, devono ricorrere all’arbitrato per riavere i propri risparmi e dimostrare di essere stati truffati.