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La testimonianza della giornalista in Ucraina: "Ecco quello che mi è successo a Leopoli" | VIDEO

Lorenzo Tosa|

Mariana Diaz Vazquez è la corrispondente dall’Europa per la televisione cilena Canal 13. Si trovava a Kyiv il giorno in cui Putin ha lanciato l’invasione russa dell’Ucraina, e dalla Capitale ha potuto documentare le fasi iniziali del conflitto direttamente attraverso il suo cellulare, grazie a una forma di comunicazione giornalistica innovativa nota come Mobile Journalism.
Quando la situazione è precipitata e la permanenza a Kyiv è diventata troppo pericolosa per lei, Diaz Vazquez si è trasferita a ovest, in direzione Leopoli, e da lì, nei primi giorni di marzo, ha abbandonato il Paese seguendo e documentando la via dei profughi.

La testimonianza della giornalista in Ucraina: “Ecco quello che mi è successo a Leopoli” | VIDEO

Mentre si trovava a Leopoli, in un rifugio antiaereo insieme a centinaia di civili ucraini, ha scattato alcune fotografie e, per questo, è stata scambiata per una spia, fermata dalla polizia con un fucile puntato alla testa, portata in questura e interrogata a lungo dalla polizia ucraina, che le ha anche sequestrato il cellulare. Uno squarcio di vita vissuta dal fronte, una testimonianza diretta da parte di una giornalista sul fronte che racconta bene il clima di confusione e di sospetto che, inevitabilmente, si respira in un Paese occupato, ma anche la difficoltà e i rischi per gli inviati di guerra nel fare il proprio mestiere.

Cos’è il Mobile Journalism e come sta cambiando il modo di documentare la guerra

Nella video-intervista realizzata da “Giornalettismo”, che Next vi mostra in anteprima, il racconto di quell’esperienza traumatica, dalla voce diretta di Mariana Diaz Vazquez. Una testimonianza intensa e preziosa, che ci offre anche uno sguardo sul significato del Mobile Journalism e su come è cambiato per i giornalisti il modo di documentare la guerra.