La macchina del funky

E il Giornale usa Macron per intimidire Salvini

Il silenzio tombale con cui i populisti italiani hanno accolto la sconfitta di Marine Le Pen alle elezioni per la presidenza della Repubblica in Francia riflette le difficoltà dell’ala sovranista del centrodestra italiano. Che ieri ha toccato con mano la difficoltà nell’ambire alla vittoria con la “sola destra”. Un concetto ribadito anche dal Giornale di Berlusconi (Paolo), che oggi apre proprio ricordando la “lezione di francese” ai sovranisti italiani. E Sallusti rigira il coltello nella piaga:

Il dato politico, interessante anche per le vicende italiane, è proprio questo: i partiti radicali hanno un senso se completano un’offerta politica più ampia ma non possono, né loro né i loro leader, candidarsi ad esserne la guida. Per quanto ampio sia il malcontento, per quanto modesta e deludente sia la classe politica tradizionale, nell’elettorato prevale la paura del salto nel buio. Altrimenti in Francia i non pochi voti raccolti al primo turno da Fillon con i Repubblicani(partito equivalente alla nostra Forza Italia) sarebbero confluiti su Marine Le Pen.

giornale macron salvini

Non è accaduto, come difficilmente la maggioranza dei voti di Berlusconi potrebbero finire a Matteo Salvini o a Giorgia Meloni. Il che non significa che i loro partiti debbano essere rottamati. Anzi, la loro funzione di costante pungolo, la loro capacità di intercettare senza pregiudizi i sentimenti e i bisogni più profondi può contribuire – come insegna la storia del centrodestra italiano– a non fare perdere alla coalizione il contatto con la realtà.

E la realtà è sempre la solita: la guida del centrodestra deve andare a un moderato. E la formula deve essere quella che spiega oggi Giorgia Meloni al Corriere della Sera: «Divisi potrebbe essere conveniente. Noi di FdI, secondo i sondaggi, passeremmo da 10 a 40 parlamentari. Ma io voglio governare, non sopravvivere. Chiamo la nostra proposta sovranismo di governo. Siamo gli unici — Berlusconi, Salvini e io — che possiamo dare ai cittadini una proposta credibile che dica: prima gli italiani, il loro lavoro, i nostri confini. Non lo può fare Renzi, non lo possono fare i Cinquestelle». Per il sovranismo di lotta è eloquente il silenzio di Salvini.