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Rastrellamento del Ghetto, Giorgia Meloni: "Furia nazifascista memoria di tutti gli italiani"

Asia Buconi|

giorgia meloni ghetto

Alle 5.15 del mattino del 16 ottobre 1943, le SS invadevano le strade del Portico d’Ottavia, a Roma, e rastrellavano 1024 persone, di cui 200 bambini. Due giorni dopo, diciotto vagoni piombati partivano dalla stazione Tiburtina in direzione del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, dove arriveranno il 24 ottobre. Delle oltre mille persone partite, ne torneranno nella Capitale solo sedici, quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino). Nessuna traccia dei 200 bambini. Questo è il bilancio di quello che è passato alla storia come il “sabato nero” del Ghetto di Roma, una ferita che brucia ancora dopo 79 anni, tremendamente. Una terribile pagina della storia, l’esempio lampante dei mali arrecati al mondo intero dal nazifascismo.

E, oggi, che in Italia l’ambiguità in questo senso ha raggiunto i suoi massimi livelli (vedi l’elezione alla presidenza del Senato di un nostalgico del fascismo come La Russa, vedi la salita a Montecitorio di un ultraconservatore della vecchia guardia come Fontana, vedi la fiamma missina nel logo di FdI), ad assolvere al compito di “ripulire” il futuro Governo da ogni genere di dubbio ci ha pensato proprio la premier in pectore Giorgia Meloni che, per l’occasione, come ogni anno, si è trasformata in paladina anti-semita sottolineando come la memoria sia fondamentale per non ricadere negli errori del passato. Un messaggio, questo, che dovrebbe arrivare soprattutto ad alcuni militanti di FdI, particolarmente nostalgici nei confronti del Ventennio.

Rastrellamento del Ghetto, Giorgia Meloni: “Furia nazifascista memoria di tutti gli italiani”. La Russa: “Pagina buia”

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha scritto in una nota: “La vile e disumana deportazione di ebrei romani per mano della furia nazifascista: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa. Un orrore che deve essere da monito perché certe tragedie non accadano più. Una memoria che sappiamo essere di tutti gli italiani, una memoria che serve a costruire gli anticorpi contro l’indifferenza e l’odio. Una memoria per continuare a combattere, in ogni sua forma, l’antisemitismo”.

E le ha fatto eco il neo-eletto presidente del Senato Ignazio La Russa: “Il rastrellamento del ghetto di Roma rappresenta una delle pagine più buie della nostra storia. Quel giorno, oltre mille persone tra donne, uomini e bambini furono strappate ai loro affetti e deportate al campo di sterminio di Auschwitz. Solo 16 di loro fecero ritorno. È compito di tutti, a cominciare dalle più alte istituzioni, tramandarne il ricordo affinché in futuro non si ripetano mai più simili tragedie. Alla comunità ebraica, oggi come sempre, la mia sincera vicinanza”.

L’auspicio di tutti è che queste non siano mere formalità, ma che FdI possa davvero iniziare a fare della memoria la sua più preziosa insegnante. La Russa, ad esempio, potrebbe cominciare a togliere qualche cimelio fascista da casa sua. D’altronde, è proprio Giorgia Meloni a chiederlo chiaramente.