Opinioni

Quando Giorgia Meloni non amava le gravidanze mediatiche (altrui)

«Non ho ancora avuto figli, spero di averne in futuro, ma immagino che a qualche ora dal parto penserei a tante cose, tranne che a far chiamare il mio ufficio stampa per raccogliere delle dichiarazioni utili ad avviare un po’ di dibattito intorno alla nascita di mio figlio»: lo scriveva nel 2010 Giorgia Meloni su Avvenire a proposito di Gianna Nannini, quando la cantante allora 55enne annunciò di aspettare una figlia, ottenuta molto probabilmente con l’inseminazione artificiale.
Allora si scatenò un dibattito, al quale però la Meloni non voleva assolutamente partecipare, perché evidentemente non approvava lo sfruttamento mediatico dell’evento: «Non ho motivo di dubitare che Penelope sarà una bambina amatissima da una madre affettuosa e intelligente. Ciò che mi lascia perplessa è piuttosto la richiesta di una dichiarazione sulla vicenda che mi è pervenuta dallo staff della Nannini poche ore prima della nascita della piccola. Con una curiosa motivazione: ‘stiamo raccogliendo alcune affermazioni da parte di politici, preti, personaggi dello spettacolo, per creare un po’ di dibattito intorno a questo evento’». Da ammirare anche il riserbo mancato allora criticato da Marco Tarquinio:

“Il retroscena è eloquente: lo staff che punta a usare l’evento che usa la sua protagonista e rende definitivamente il suo vissuto, al pari di un suo disco, mero ‘prodotto’ da promuovere. Proprio come ‘prodotto’ (di desiderio e non di relazione) è la bambina che è stata generata e promossa, e che nascerà già orfana. Un tempo, forse, avremmo parlato di dolente cosificazione delle persone vorrei solo dire il mio augurio più tenero a una bimba ancora non nata: Penelope abbia amore e più famiglia possibili, non uno staff”.

Insomma, l’ufficio stampa no. Farsi intervistare alla televisione durante il Family Day, invece, è tutta un’altra cosa. Vero?

Giorgia Meloni annuncia di essere incinta di next-quotidiano

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano