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Giorgia Meloni e la storia del jackpot del Superenalotto ai terremotati

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Ieri la vice-vice-vice-capa dellaggente Giorgia Meloni, una che è stata Ministro e che si era candidata a guidare quella macchina infernale che è il Comune di Roma, ha avuto un’idea meravigliosa. E siccome le belle idee vanno condivise la Meloni ci ha tenuto a raccontarci su Facebook che per reperire le risorse necessarie alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma della note del 24 agosto il Governo – nelle persone di Matteo Renzi e Piercarlo Padoan – dovrebbe bloccare il concorso del Superenalotto e destinare il jackpot alle famiglie vittime del terremoto.
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Bingo! Giorgia Meloni ha avuto un’idea

«Il compito di tutti noi è fare la propria parte per dare una mano» – scrive la leader di Fratelli d’Italia –  ed è per questo che la Meloni ha deciso di proporre di usare i soldi di altri. Attualmente il jackpot del Superenalotto ammonta a 128,8 milioni, una somma che sicuramente potrebbe far comodo per far fronte alle prime fasi dell’emergenza. Ma come spesso capita la Meloni parla senza sapere di ciò di cui sta parlando. Il Superenalotto infatti è un concorso gestito da una società privata – la Sisal – che opera in virtù di una concessione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La proposta della Meloni non coinvolge pertanto unicamente il dicastero guidato da Padoan ma anche un’azienda privata (così come privata è l’altra azienda che opera nel settore: Lottomatica), ed è la Sisal che si occupa della raccolta del denaro ricevendo come compenso dal Ministero una percentuale della somma raccolta e versata all’Erario. In ballo ci sono quindi anche i guadagni della Sisal, oppure la Meloni ritene che per poter versare quei 128,8 milioni (che sono solo una percentuale della somma totale raccolta) ai terremotati lo Stato debba anche pagare qualcuno per la raccolta? Evidentemente è più facile a dirsi che a farsi, ma dal momento che siamo nel campo delle proposte demagogiche non è un problema che si pone alla Meloni.
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Ma la proposta della Meloni di fare la propria parte usando i soldi di tutti si è rivelata un boomerang, perché nei commenti laggente è subito insorta. Come si permette, scrivono in molti, di disporre dei soldi del montepremi che in realtà sono i soldi dei cittadini che hanno giocato al Lotto? C’è anche chi ci spiega che i soldi del montepremi in realtà appartengono alla gente che ha partecipato al concorso e quindi la Meloni dovrebbe chiedere l’autorizzazione a tutti i giocatori, altrimenti si potrebbe parlare di un esproprio. Ma naturalmente non è così perché i soldi, una volta giocati, sono – secondo diverse percentuali – del Concessionario, dell’erario, di AAMS e delle ricevitorie.
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Altri invece ritengono che chi gioca al Superenalotto, ovvero partecipa ad un concorso nel quale la possibilità di vincere il montepremi è una su 622.614.630, abbia in realtà investito i propri soldi. Cosa che non è vera perché il concorso del Superenalotto, così come tutte le lotterie è gioco d’azzardo e non un investimento finanziario.
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E così mentre la Meloni fa la sua parte disponendo dei soldi dello Stato (uno si aspetterebbe che per fare la sua parte uno utilizzasse sue risorse personali) i cittadini italiani si scoprono molto meno fratelli d’Italia del previsto. Nel frattempo alcuni rifugiati hanno già donato i loro pochi soldi.