Economia

I giochini di Renzi sulla flessibilità

renzi flessibilita

Da una parte Palazzo Chigi, dall’altra Bruxelles. Dal governo italiano continua a filtrare grande ottimismo sulla flessibilità richiesta dall’Italia per la Legge di Stabilità 2017 e sulla possibilità di ottenerla. Secondo i quotidiani Renzi e i suoi hanno ottenuto fino al 2,3% nel rapporto deficit/PIL, ovvero otto miliardi malcontati sottratti al risanamento dei conti necessario ad arrivare a quell’1,8% che era il parametro richiesto per l’anno prossimo fino alla primavera scorsa e all’1,4% di maggio. Non solo: c’è chi dipinge un Matteo Renzi che invece vuole tirare ancora di più la corda fino al 2,5-2,6%, per avere altri 5 miliardi da utilizzare per finanziare la manovra di ottobre. «I soldi che spendiamo per i migranti e per il terremoto, soprattutto per le scuole, non li voglio conteggiati nel Patto di stabilità – ha detto Renzi intervenendo su Rete 4 -: questo lo abbiamo detto e lo facciamo». E qui torniamo ai giochini di parole che da qualche settimana vanno avanti sulla questione. Come sappiamo, infatti, la UE ha dato l’ok all’utilizzo dei fondi per l’emergenza, ma non si è mai – finora – pronunciata sulle spese per il dissesto geologico e per mettere in sicurezza il Belpaese dai disastri (“le scuole”, secondo la vulgata comunicativa del premier).

flessibilita giochini renzi
Il riepilogo dei numeri della Legge di Stabilità 2017 (Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2016)

E allora a che gioco stiamo giocando? Scrive oggi Il Sole 24 Ore:

Dalla Ue sarebbe arrivato un assenso di massima alla revisione alle nuove stime su crescita e deficit per il 2017, rispettivamente 1-1,1% e 2-2,1 per cento. Ma Bruxelles avrebbe continuato a frenare di fronte alla possibilità di collocare fuori dal Patto 6-7 miliardi per la questione migranti e la ricostruzione post-sisma, quest’ultima da ricondurre alla voce «circostanze eccezionali»: un pacchetto che farebbe salire il deficit sostanziale a quota 2,4-2,5 per cento. A non convincere Bruxelles sarebbe anche una sorta d’ipotesi intermedia che sarebbe stata valutata al ministero dell’Economia: limitare a uno 0,2% di Pil la richiesta di deficit aggiuntivo con la soluzione extra-Patto.
Senza considerare che la commissione Ue tiene i riflettori puntati anche su altri due nodi: l’eventuale aggiustamento del deficit strutturale e il percorso di riduzione del debito. Su quest’ultimo versante il Governo non ha centrato l’obiettivo della quota di privatizzazioni che si era impegnato a realizzare quest’anno, anche se potrà trarre beneficio dalla revisione al rialzo del Pil 2014 ufficializzata nei giorni scorsi dall’Istat. Sulla curva del rapporto fra debito e Pil sarà anche determinante il livello della spesa per interessi che il governo aggiornerà nella Nota, e che sta beneficiando del freno agli spread posto dal quantitative easing realizzato dalla Banca centrale europea.

Oggi la nota al DEF dovrà rivelare se quello del governo era un bluff o se davvero il premier è riuscito a strappare la flessibilità aggiuntiva alle grinfie della Commissione. Sempre ricordando che sarebbe comunque troppo poco, e forse anche troppo tardi.
EDIT: L’ANSA scrive che la Commissione europea sarebbe propensa a concedere all’Italia un deficit di “almeno il 2,3%” per il 2017, tenendo conto delle emergenze per il sisma nell’Italia centrale e per i flussi migratori. Lo indicano fonti europee vicine al negoziato. L’obiettivo per il prossimo anno sarebbe dovuto essere dell’1,8%. L’apertura dello 0,5%, equivarrebbe a circa 8 miliardi di euro.