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Giletti sotto scorta se la prende con Travaglio e Bonafede

«Marco Travaglio, giornalista che ho sempre stimato e difeso, ha definito il mio programma un covo di mitomani»

massimo giletti sotto scorta

Oggi Massimo Giletti, sotto scorta dopo le minacce del boss Graviano, in un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera se la prende con Marco Travaglio e con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede:

C’è chi ha scritto che era diventato salviniano. È così?
«Ho fatto sempre la mia strada. Non ho mai pensato di dover piacere per forza a chi appartiene ai salotti bene di Roma e ti guarda un po’ con la puzza sotto il naso perché non fai parte degli intellettuali di sinistra. Ma mi è sembrato un alibi banale per non occuparsi dei temi che avevamo sollevato. Se tutti se ne fossero occupati forse ora non avrei bisogno della scorta».

Parla di colleghi o di responsabili istituzionali?
«Dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ancora mi aspetto una presa di distanze da quelle parole di Filippo Graviano, intercettate dal Gom. Mentre a me e al magistrato Nino Di Matteo
dava dei rompiscatole, lo lodava dicendo: “Fa il suo lavoro”. E siccome non parliamo di un criminale qualsiasi ma dello stratega politico della mafia le sue parole hanno un peso ben preciso. Quindi non basta fare telefonate private di circostanza. Bisogna prendere una posizione pubblica. Ancora la aspetto. E però…».

massimo giletti sotto scorta

E però?
«E però quando un criminale di spessore come Benedetto Capizzi si rammarica che se non ci fossimo stati noi sarebbe tornato a casa, ti fa male pensare che altri colleghi non hanno ripreso le nostre inchieste su quello che è successo davvero, il ruolo dell’ex capo del Dap, Francesco Basentini, il retroscena da noi svelato sulla sua nomina dopo la proposta fatta a Di Matteo».

Deluso da qualcuno?
«Marco Travaglio, giornalista che ho sempre stimato e difeso, ha definito il mio programma un covo di mitomani e siccome ho avuto ospiti come Catello Maresca, Di Matteo, Sebastiano Ardita, Luigi de Magistris, Antonio Ingroia e Sandra Amurri, mi sconforta. Proprio perche Il Fatto Quotidiano è il giornale simbolo dell’Antimafia».

Ci sarà stato anche qualcuno che le è stato di conforto. Chi?
«Mi ha fatto piacere ricevere la telefonata del mio vecchio maestro, Giovanni Minoli».

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