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Gianluca Savoini indagato per i rubli alla Lega

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La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Gianluca Savoini, amicone di Matteo Salvini, con l’ipotesi di reato di corruzione internazionale per la storia dei rubli alla Lega. L’indagine risale al febbraio scorso, quando l’Espresso parlò per la prima volta dei soldi della Russia alla Lega e della presunta trattativa fra emissari russi e italiani, tra cui Savoini, per creare fondi neri a favore del Carroccio (diffusa dal sito americano BuzzFeed).

Gianluca Savoini indagato per i rubli alla Lega

La strategia della Lega sulla vicenda è ben evidenziata dalla presa di posizione del sottosegretario Giancarlo Giorgetti:  «A me sembra che qualche fanfarone le sparava grosse e qualcuno in modo opportunistico e per chissà quali fini ne approfitta per gettare discredito su Salvini». Chissà se secondo Giorgetti è intelligente prendersi un fanfarone come braccio destro, a questo punto. Spiega Repubblica:

A Milano, intanto, si arricchisce di nuovi elementi il fascicolo aperto dai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro con il coordinamento dell’aggiunto Fabio De Pasquale sulla scorta delle notizie rivelate a febbraio dall’Espresso. Sono state ascoltate diverse persone ed è stato recuperato l’audio registrato all’Hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018.

L’indagine punta soprattutto a verificare la circostanza dello sconto che sarebbe stato applicato sull’ipotesi di acquisto di petrolio russo da parte dell’Eni (che però ha smentito) e le percentuali da spartire : il 4% (ovvero 65 milioni di dollari) sarebbe dovuto andare alla Lega, il resto (nella conversazione si calcola il 6%) sarebbe rimasto in Russia.

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Esattamente il passaggio che configurerebbe il reato di corruzione internazionale. Diversi restano tuttavia gli aspetti ancora da chiarire. In particolare occorre identificare i cinque partecipanti, oltre a Savoini, all’incontro di Mosca: tre russi e due italiani. Da cercare, questi ultimi, tra quanti hanno volato con il leghista in quella trasferta dell’ottobre scorso.

Gianluca Savoini chi?

Intanto la Lega cerca di utilizzare la strategia dello struzzo su Savoini. L’ex portavoce di Salvini viene oggi dipinto come uno che passava di lì per caso dall’ufficio stampa del Carroccio: «L’associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega. Gianluca Savoini non ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali in missione a Mosca con il ministro. A nessun titolo. Né a quella del 16 luglio 2018, né a quella del 17 e 18 ottobre dello stesso anno. Quanto poi alla foto scattata alla cena di gala offerta dal premier Giuseppe Conte al presidente Putin il 4 luglio scorso, Savoini non figurava tra gli invitati del ministro dell’Interno né, a quanto ci risulta, tra quelli della presidenza del Consiglio. In ogni caso, nessuno parla a nome del ministro. Il ministro parla per sé». Peccato che, come nota Carlo Bonini su Repubblica, si tratti di un cumulo di balle:

È un fatto che il 16 luglio del 2018 Gianluca Savoini fosse a Mosca nella sala delle riunioni del Ministero del’Interno della Federazione Russa dove la delegazione ufficiale italiana guidata da Matteo Salvini incontrò i rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale, Yuri Averyanov e Alexandr Venediktov, e il ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev.

Ne fa fede una foto ufficiale scattata in quella circostanza e postata dallo stesso Salvini su twitter. In quell’immagine, Savoini siede, con tanto di microfono e segnaposto, tra i rappresentanti della delegazione italiana. Dunque com’è possibile che non ne facesse parte? «Una foto è una foto», dice la portavoce del ministro dell’Interno. «Non significa che Savoini fosse lì perché era nella delegazione».

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Fonte: BuzzFeed

Ciò che è peggio, la spiegazione offerta oggi dal ministro dell’Interno fa a pugni con quella che lo stesso Savoini propose a Repubblica in occasione di quell’incontro: «Ho sempre fatto parte delle delegazioni in Russia di Matteo Salvini», disse. «Quanto agli incontri con gli esponenti del Consiglio di sicurezza della Federazione russa si è trattato di una presa di contatti. Nella delegazione italiana eravamo in dieci, non c’ero mica soltanto io».

Dunque, delle due l’una. O Savoini è un millantatore, o la spiegazione a posteriori del vicepremier sta in piedi come un castello di carte. Perché la domanda, ancora una volta, è: come diavolo si è potuto sedere un signore senza titolo e privo di un qualsiasi nullaosta di sicurezza a un incontro bilaterale ristretto tra il nostro paese e la Federazione russa sui temi della sicurezza? «Lo avranno invitato i russi a quella riunione», taglia corto la portavoce del ministro dell’Interno. Più avanti non si va. Almeno oggi.

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