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Gian Marco Chiocci: il direttore del Tempo indagato per Mafia Capitale

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Gian Marco Chiocci, direttore de Il Tempo, è indagato nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. A dirlo è lo stesso Chiocci in una nota dettata alle agenzie di stampa: «Apprendo da qualificate fonti giornalistiche di essere indagato per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Sono tranquillissimo perché questa mia attività di favoreggiamento – evidentemente – consisterebbe, non so in quale modo, nell’esercizio della mia libera attività di giornalista che svolgo allo stesso modo, cioe’ da persona perbene, da oltre 25 anni. Sono naturalmente a disposizione degli inquirenti in ogni momento, se mai lo dovessero ritenere opportuno». Agli atti dell’inchiesta i Ros riportano di un incontro avuto il 14 marzo scorso tra Massimo Carminati e Chiocci nello studio del legale del Nero. “Un eccezionale momento di interazione esterna” per il presunto capo di Mafia Capitale, secondo il Ros. Carminati arriva da un ingresso e va via da un altro. Sul Tempo il 6 dicembre scorso lo stesso Chiocchi aveva scritto in un articolo del suo incontro con Carminati sottolineandone la rilevanza giornalistica e spiegando di non averne scritto perché l’ex Nar non diede il benestare alla pubblicazione. Ma da cosa nasce la storia?
 
GIAN MARCO CHIOCCI, CARMINATI E BUZZI
Tutto parte dal Centro di accoglienza per i rifugiati (CARA) di Castelnuovo di Porto, che si trova vicino Roma. All’epoca Salvatore Buzzi vince la gara per l’accoglienza al CARA, ma Gepsa, il concorrente francese secondo classificato, ricorre al TAR perché il prezzo offerto dalla cooperativa Eriches è troppo basso. A quel punto Buzzi decide di avvertire Alemanno, il quale si spende per chiedere un articolo sulla storia. E in effetti un articolo viene  pubblicato dal Tempo a firma di Valeria Di Corrado e subito dopo, come si scrive nell’ordinanza, Massimo Carminati, l’ultimo re di Roma caduto con l’arresto di qualche giorno fa, aveva incontrato il direttore del Tempo Gian Marco Chiocci, ex firma del Giornale. L’articolo racconta della gara per la gestione del CARA di Castelnuovo di Porto e dello scontro tra il consorzio di Buzzi e i francesi di Gepsa, dipinti come i “cattivi” di turno:

Ad aggiudicarsi l’appalto milionario è Eriches 29, con un’offerta ritenuta anomala e sottoposta per questo alla valutazione dell’amministrazione. Il servizio, infatti, sarebbe costato 200mila euro al mese in meno rispetto al precedente gestore: la ditta francese Gepsa, che per un anno ha beneficiato di una proroga in attesa della nuova gara. Dopo quattro mesi, un decreto del prefetto Giuseppe Pecoraro assegna la gestione del Cara di Catelnuovo di Porto al consorzio di cooperative sociali vincitore. Poco dopo le imprese Auxilium e Gepsa, rispettivamente seconda e terza classificata, fanno ricorso al Tribunale amministrativo regionale. All’udienza del 16 gennaio scorso, il collegio propone alle parti di rinunciare all’istanza cautelare e di rinviare la decisione nel merito al 13 marzo 2014. In un primo momento, le due società ricorrenti accettano la proposta e di conseguenza la Prefettura il 21 febbraio sottoscrive con Eriches 29 il contratto di appalto, con decorrenza dal primo marzo. Tuttavia la Gepsa ci ripensa e il 24 febbraio, a contratto già firmato, deposita una nuova istanza cautelare al Tar del Lazio, accolta dal giudice anche se ricalca quella precedente. L’effetto prodotto è stato il blocco dell’affidamento del servizio: a oggi il Cara è ancora in balia di questa guerra giudiziaria.

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Il centro d’accoglienza di Castelnuovo di Porto e l’incontro tra Gian Marco Chiocci e Massimo Carminati

Il taglio dell’articolo tende a sottolineare l’assurdità della situazione di una multinazionale francese che viene a fare una gara in Italia, e pretende persino di vincerla nonostante sia una “ditta straniera”.

Ma chi sono i due contendenti? Da una parte c’è il consorzio di cooperative sociali Eriches 29 che gestisce il campo nomadi di Castel Romano; nove centri di accoglienza per 491 profughi e richiedenti asilo dislocati nei comuni di Anguillara Sabazia, Tivoli, Ciampino e Marcellina; e altri 5 centri per 300 persone in convenzione con la Prefettura. A ciò si aggiunge il centro di accoglienza per immigrati di via Silicella, a Roma, quello per minori stranieri di via del Frantoio, quello per senza fissa dimora a Castelverde, la “Casa di Elettra” per madri single e i 135 appartamenti per le persone sfrattate. Dall’altro lato c’è la società Gepsa, del gruppo multinazionale Gdf Suez, leader nel settore dell’energia elettrica e del gas, esperta nella gestione dei penitenziari francesi. «In Francia tutto ciò non sarebbe mai accaduto – si lamentano i vertici del consorzio Eriches 29 – invece in Italia assistiamo all’esecuzione di un appalto pubblico in capo a una ditta straniera che, insieme ai propri partner, non solo non stabilizza il personale, ma esegue il servizio con un notevole aggravio di costi».

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La prima pagina del Tempo che racconta Mafia Capitale

LA TELEFONATA E GLI AIUTINI
Dopo l’articolo Buzzi ringrazia con un sms Alemanno per «l’ottimo articolo su il Tempo: ringrazia per noi il direttore e ancora grazie per la tua disponibilità». Alemanno rispondeva: «Un abbraccio». Oggi si scopre il perché delle conversazioni:

Nell’agenda di Carminati ci sono anche il quotidiano Il Tempo e il suo direttore Gianmarco Chiocci. Si legge a pagina 919 dell’ordinanza: «Il 12 marzo 2014 sul Tempo viene pubblicato un articolo dal titolo “Centro rifugiati bloccato dai Francesi. Palla al Tar” volto a promuovere da parte di Buzzi e Carminati una campagna mediatica favorevole al primo, al “Consorzio Eriches 29”, che si era aggiudicato la gara d’appalto europea bandita dalla Prefettura di Roma,nonostante l’esiguità del prezzo; ragione per la quale, in seguito al ricorso proposto dalla francese Gepsa, il Tar aveva sospeso l’assegnazione» .La campagna del Tempo — argomenta il gip — «è volta a ingenerare dubbi sull’imparzialità dell’autorità giudiziaria amministrativa» ed è «sollecitata anche dall’intervento di Alemanno, che viene ringraziato da Buzzi». Ma c’è di più. «Carminati — annota il gip — si era addirittura mosso di persona, incontrandosi, il 13 marzo 2014, con il direttore del Tempo». (La Repubblica, 4 dicembre 2014)

Chiocci aveva già parlato della storia dell’incontro con Carminati, dicendo che voleva incontrarlo “anche per chiedergli un’intervista”. Di qui la sua uscita di difesa di oggi. Per la storia del CARA, a causa di un sms in cui chiamava Buzzi “grande capo”, è nei guai anche Micaela Campana, onorevole del Partito Democratico, che oggi ha parlato della storia in un’intervista al Corriere.