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Germano «Diavolo» Nicolini: il partigiano che dice sì al referendum di Renzi

germano nicolini diavolo

Germano Nicolini detto Diavolo deve il suo soprannome a una rocambolesca fuga dai nazisti nella quale evitò non si sa come molte scariche di mitra. Oggi, intervistato da Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, Diavolo spiega il senso del suo sì alla riforma costituzionale di Renzi, già vantato ieri da Maria Elena Boschi a In 1/2 Ora.

Proprio la Boschi, ieri, ha citato lei, Comandante, tra «i partigiani, quelli veri, che voteranno sì». Lusingato?
«Non sarò mica il solo. Anche l’Anpi di Cuneo ha già detto che voterà sì. E pure alcune sezioni di Bologna. Io però non voglio fare la fine del pomodoro, che si mette in tutte le pietanze. Cioè, non voglio farmi strumentalizzare. I partigiani sono tutti uguali, non ci sono falsi…».
C’è l’Anpi che, a livello nazionale, però, voterà no.
«E io l’ho trovata una direttiva fuori luogo, perché tutti gli aderenti dovrebbero potersi pronunciare liberamente. Noi, ve lo ricordo, abbiamo combattuto per la libertà. Il presidente Smuraglia non lo conosco nemmeno, però sono iscritto all’Anpi dalla fondazione. Mi cacceranno? Non credo. Io ho solo detto che da anziano coerente con i miei valori non posso votare, a ottobre, come CasaPound. Io non sono un ipocrita. Ho avuto una vita drammatica, ma mi sento un italiano vero. Per tanta gente sono ancora “Diavolo”, decorato di medaglia d’argento al valor militare con due ferite riportate in battaglia. Son stati fatti film, libri e canzoni su di me (da Ligabue ai Modena City Ramblers, ndr). I giovani mi vengono a trovare. E io vado da loro a parlare nelle scuole, perché la memoria è importante».

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Il libro che racconta la storia di Germano Nicolini, il comandante Diavolo

Ha simpatie per il governo Renzi?
«Non sono renziano e non ho la tessera del Pd. Ma se i treni oggi vanno a 300 all’ora e anche la scienza e l’economia corrono veloci, perché non può cambiare la politica? La Costituzione non va toccata nei primi 13 articoli, che rimangono per me il Vangelo. Ma il resto si può riformare, si deve velocizzare. Io addirittura il Senato lo toglierei! Il giovane Renzi lo trovo un po’ supponente, per esempio quando chiama “gufi” certi suoi colleghi di partito, però almeno lui ci mette la faccia e vuole dare una scossa al Paese. Se vincerà il no e cadrà il governo, invece, in questo mondo di turbolenze, sarà il disastro».