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Il governo ignora la sentenza e mantiene la dicitura "padre-madre" sulle carte d'identità

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Genitore 1 Genitore 2 Eugenia Roccella

Che il percorso sarebbe stato complicato e irto di ostacoli, era un qualcosa di noto. Nonostante la sentenza del Tribunale di Roma – che si era pronunciato a metà novembre in merito al ricorso presentato da una coppia omogenitoriale – avesse fornito delle chiare indicazioni sulle modalità “descrittive” inserite all’interno dei documenti da presentare e firmare per chiedere la carta d’identità di un minore, il governo ha deciso di tirare dritto: sul documento, dunque, continuerà a essere presente la dicitura “padre-madre” e non “genitore 1-genitore 2”. Nonostante un bambino o una bambina possano esser figli di due madri o di due padri.

Genitore 1 genitore 2, il governo tira dritto sulla dicitura “padre-madre”

La sentenza di novembre aveva fatto molto scalpore. I giudici del Tribunale di Roma, infatti, avevano accolto il ricorso presentato da una coppia omogenitoriale che si era trovata di fronte all’impossibilità di riconoscimento del loro “ruolo” familiare nei confronti del figlio minore. Perché sui documenti, come imposto da una decreto firmato dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, sulle carte d’identità viene indicato il ruolo genitoriale declinato solamente al tandem “padre-madre”. Ma i giudici avevano contestato questo impianto, con motivazioni tecniche e non ideologiche:

“La carta d’identità è un documento con valore certificativo, destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto. Ora, un documento che, sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una determinata donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi una delle due donne come “padre”, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà ed integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (artt. 479 e 480 cod. penale)”.

Dunque, quella legge firmata Salvini supera gli estremi del reato di falso ideologico. Per questo motivo, norme alla mano, ci si aspettava una risposta concreta da parte del governo che, però, ha deciso di fare spallucce sottolineando come quella sentenza fosse individuale e invitando chi non fosse d’accordo a presentare dei singoli ricorsi. A dirlo è la Ministra per la Famiglia Eugenia Roccella in un’intervista al quotidiano La Repubblica:

“Si è fatto tanto rumore per quella decisione ma si tratta di una sentenza individuale, dunque vale per la singola coppia che ha fatto ricorso”.

Il governo, dunque, non modificherà la legge. Sui moduli di richiesta ci sarà sempre la dicitura “padre-madre” e non “genitore 1-genitore 2”. Nonostante il vulnus messo in evidenza dal Tribunale di Roma. Chi volesse fare ricorso, potrà presentarlo in forma individuale. Ma il tutto ha un costo e questo potrebbe scoraggiare le coppie omogenitoriali a procedere.