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Tutti gli scenari della "mossa del rublo" sulla scacchiera di Putin

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L’annuncio fatto ieri ha già provocato i primi effetti in Borsa, nella contrattazioni nel mercato delle forniture di gas alla Borsa di Amsterdam. Fluttuazioni inevitabili, visto che la “mossa del rublo” fatta da Vladimir Putin ha portato a una inevitabile reazione che ha comportato un aumento del prezzo base della materia prima, il gas russo. Ma il leader del Cremlino ha realmente il “coltello dalla parte del manico” o la sua è solamente una mossa disperata nel tentativo di reagire alle sanzioni comminate a Mosca dai Paesi definiti “ostili”?

Gas russo, cosa accade dopo la “mossa del rublo” di Putin

Con la decisione di accettare solamente “pagamenti in rubli” per le forniture di gas russo, il numero uno del Cremlino ha mosso la sua pedina sulla scacchiera. Ma quella che all’inizio sembrava la classica partita a scacchi potrebbe rivelarsi una mano di poker. E proprio utilizzando quest’ultima metafora, potremmo dire che Putin sia andato “all in” con la speranza di vincere il banco o di perdere tutto. Molto, come spiegato da Il Sole 24 Ore, dipenderà dalle mosse dell’Europa. Gli Stati membri, infatti, fin dall’inizio della guerra in Ucraina stanno cercando di trovare altri sbocchi sul mercato per non essere più dipendenti dal gas russo.

Trattative future e futuribili che, al momento, fanno da contorno a una situazione di tensione internazionale. Perché il passaggio all’obbligo di “pagamento in rubli” rappresenta una violazione dei contratti in essere. Gazprom, infatti, aveva stipulato accordi con i vari Paesi per un pagamento con valuta straniera. Nel caso del Vecchio Continente, dunque, parliamo di euro. Ed è qui che si palesa il primo scenario che potrebbe far cadere il castello costruito in aria da Putin sul gas russo, come spiegato da Francesco Giavazzi, consigliere economico del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi:

“La mia opinione è che paghiamo in euro perché pagare in rubli sarebbe un modo per evitare sanzioni, quindi penso che continueremo a pagare in euro”.

Anche perché, visti i contratti in essere con Gazprom, l’obbligo imposta da Putin di accettare solamente pagamenti in rubli non potrebbe avvenire. Al massimo potrebbe esserci una “richiesta” di pagamento attraverso la valuta russa. Ma questa richiesta, visto lo stato in essere delle sanzioni, non sarebbe accettata dai “clienti”.

Ma questa è solamente una delle tante sfaccettature di questa vicenda. Perché il Presidente russo rischia di perdere tutto con questo “all in”. Se, infatti, tutti i Paesi si rifiutassero di aderire alle richieste – anche in vista di una stagione in cui non sarà necessaria una cospicua richiesta di gas russo – Mosca si troverebbe alle prese con un picco in negativo delle vendite e della produzione che non potrebbe più essere rivolta verso l’estero. Anche perché mancano i collegamenti con la vicina Cina – con Gazprom che può vendere solamente all’Europa – e quindi diventerebbe impossibile smaltire tutta la produzione (e mantenere gli stessi livelli attuali).

E proprio seguendo questo canovaccio, Gazprom potrebbe vedere espropriati i propri siti di stoccaggio in giro per l’Europa, con la Germania (ma anche il Regno Unito) che potrebbe dare il via a queste operazioni, come spiegato da Il Sole 24 Ore:

Poiché gli impianti di stoccaggio sono considerati infrastrutture strategiche, è prevista la possibilità di espropriare gli impianti di proprietà di operatori che non riescono a garantire la sicurezza delle forniture: un avvertimento a Gazprom che ha sette depositi in Germania.

Per farlo, però, serve una linea comune a livello europeo, con tutti i Paesi uniti (e non solo quelli dell’Unione Europea). Decisi a compiere degli sforzi e delle rinunce per portare a compimento questo piano per isolare Vladimir Putin e la Russia.

Cosa rischiano i Paesi “clienti”

I primi scenari, dunque, fanno pensare che la mossa di Putin sia da kamikaze. Ma non è tutto oro quello che luccica. Perché i Paesi Europei (compresa l’Italia) dovrebbero trovare al più presto altre risorse per sopperire alla mancanza di gas russo. Perché, visti i recenti precedenti, l’accordo con Gazprom sembra essere fondamentale. Non è un caso, infatti, che le sanzioni contro il Cremlino abbiano risparmiato proprio la multinazionale che fa riferimento alla Federazione russa. Rinunciare a quella materia prima da quella fonte comporterebbe una rinuncia a buona parte del gas e l’impossibilità di effettuare uno stoccaggio in vista del prossimo futuro. Per non parlare del rischio di recessione economica

Il tentativo di rivalutar. il rublo

Come spiega Riccardo Sorrentino su Il Sole 24, la mossa da pokerista di Vladimir Putin sui pagamenti del gas russo non rappresenta solamente un tentativo di reagire alle sanzioni con una contro-sanzione. In ballo, infatti, c’è anche la valuta del Paese che si è fortemente deprezzata (anche se negli ultimi giorni il valore è risalito) rispetto al dollaro (e all’euro):

“Significa che gli Stati colpiti dal provvedimento dovranno comprare rubli prima di ottenere in cambio gas. E i rubli si possono acquistare solo dalle banche russe e, in ultima istanza, dalla Banca centrale. In un mondo dove non esistono pagamenti in banconote, ma solo trasferimenti da un conto a un altro, a ogni trasferimento in rubli corrisponde un trasferimento, anche se di ammontare minore, nei conti della banca centrale”.

La Banca centrale russa, infatti, aumenterebbe la vendita all’estero della sua valuta incamerando pagamenti in euro. Una mossa che permette già oggi di facilitare il pagamento del debito. Insomma, mettere del grano nel granaio della Banca centrale russa, immettendo nuovi fondi in valuta corrente e iniezione di valuta straniera. Questa è l’altra, l’ultima, faccia della mossa di Putin.

(foto IPP/picture alliance)