Economia

La fregatura nascosta nel Jobs Act

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Su Repubblica di oggi si parla di una delle fregature nascoste nel Jobs Act, di cui abbiamo parlato qui. Dopo l’effetto di blocco che potrebbe innescare il provvedimento, di cui ha parlato Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, il servizio delle politiche territoriali della UIL “scopre”, infatti, che gli sgravi su contributi e Irap sono molto più alti dell’indennizzo che si vuol dare a chi è espulso (una mensilità e mezza), e quindi il rischio è che gli imprenditori siano incentivati ad assumere e licenziare di fatto aggirando l’effetto di stabilizzazione che il provvedimento del governo voleva incentivare. Spiega Repubblica:

Cosa ci guadagna un’impresa ad assumere e licenziarenel giro di pochi mesi? Ora comeora, solo grane giudiziarie. E il rischio di reintegrare e risarcireil lavoratore, se così decide il giudice. Dal primo gennaio, belle cifre. Per uno stipendio medio (22 mila euro lordiannui), dai 5 ai 16 mila euro, a seconda se si licenzia dopo uno o tre anni. Ma si può arrivare anchea 6.600 euro dopo appena dodici mesi. È l’effetto matematico e paradossale degli sconti su Irap e contributi previdenziali inseriti nella legge di Stabilità, da una parte. E degli indennizzi previsti dal Jobs Act per il nuovo contratto a tutele crescenti, dall’altra.

Spiega il quotidiano che oggi gli incentivi sono assai cospicui, mentre l’esborso dovuto in caso di licenziamento illegittimo – orache l’articolo 18 di fatto non esiste più – è davvero risibile:

Una mensilità e mezzo per anno lavorato,secondo l’ipotesi più accreditata(ma le associazioni imprenditoriali puntano a meno). Così, visto che il lavoro oramai ha un prezzo, al datoreconviene davvero il contrattonuovo. Più che le tutele, a cresceresarà solo il suo conto inbanca.Si dirà, è un’ipotesi di scuola.Se prendo un lavoratore e lotengo tre anni, perché licenziarlo?Per lo stesso motivo per cui ora i contratti a termine durano pochi mesi. Porte girevoli. La crisi è tutta qui. Lo sconto Irap (deducibilità del costo del lavoro) è permanente. Quello sui contributi previdenziali peri neoassunti (con un tetto a 8.060 euro annuo) vale fino al 2017. Entrambi non hanno vincoli. Né alla stabilizzazione del lavoratore, né a creare posti aggiuntivi. Tanto meno prevedono riserve, ad esempio ad aziende meritevoli che investono in ricerca o che non hanno licenziato nel recente passato (la sinistra dem diceva di voler inserire paletti alla Camera, non è stato fatto). Dunque perché rinunciareai soldi pubblici dati atutti, se poi licenziando anchein modo illegittimo si deve sborsareappena una mensilità emezza per anno lavorato?

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La tabella dei conti sul Jobs Act pubblicata dalla UIL (La Repubblica, 9 dicembre 2014)