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La freddezza del console italiano a Kabul che sospende le operazioni poco prima dell’attentato

Il Console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, ha sospeso le operazioni di recupero dei civili poco prima che ci fosse l’attentato all’aeroporto, salvando i militari italiani che altrimenti sarebbero rimasti investiti dalle esplosioni

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“Hai onorato il Paese”. Con queste parole il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha accolto a Fiumicino il console Tommaso Claudi tornato con l’ultimo volo italiano da Kabul. Ma non solo. Con il suo sangue freddo, infatti, Claudi ha anche evitato vittime italiane nel terribile attentato avvenuto ieri nei pressi dell’aeroporto della capitale dell’Afghanistan che ha causato 200 feriti e 170 morti tra i quali 13 soldati americani.

A rivelarlo è uno dei comandanti della missione atterrato questa mattina, che intervistato dai giornalisti ha dichiarato: “Il giorno degli attentati è stato scioccante, eravamo stati avvisati, il console ha deciso di sospendere le operazioni di recupero e questo ci ha salvato la vita, perché l’attacco è avvenuto esattamente nel luogo dove noi andavamo per recuperare civili afghani”. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, infatti, la prima esplosione ad opera di un kamikaze è avvenuta fuori dal Baron Hotel, che in questi giorni è diventata la base di giornalisti e truppe del Regno Unito. Quindi un altro kamikaze, o un’autobomba secondo altre fonti, ha azionato il detonatore in un punto in prossimità di un canale fognario diventato la terrificante sala d’attesa di migliaia di disperati. Lì dove centinaia di famiglie aspettano un cenno dai militari, che si affacciano per tirar su quelli che ce l’hanno fatta e saranno imbarcati sui voli verso una nuova vita.

In serata, poi, l’Isis ha rivendicato gli attacchi pubblicando anche la foto di uno dei kamikaze. “Abbiamo lasciato una situazione molto caotica e molto incerta”, ammette il comandante. “Abbiamo avuto paura, abbiamo provato a gestirla, essere qui tutti insieme è ciò che dimostra che ci siamo riusciti. Siamo addestrati, certo, ma la realtà è peggiore dell’addestramento. I miei uomini hanno fatto qualcosa di straordinario, non si sono mai tirati indietro, anzi mi chiedevano di potere andare ulteriormente a lavorare senza sosta, da comandante sono fiero di loro”.