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Franco Gabrielli: un commissario al Giubileo (alla faccia di Marino)

Marino

Repubblica annuncia che sarà Franco Gabrielli e non Ignazio Marino il commissario al Giubileo. L’Espresso chiede le dimissioni del sindaco. Il Foglio annuncia la caduta della giunta per l’estate e nuove elezioni nella Capitale. Il Marziano a Roma ha fatto il suo tempo? I retroscena lo descrivono come arrabbiatissimo per la decisione del governo, comunicatagli in serata, e pronto a protestare con il Partito Democratico romano commissariato, anche se Orfini cerca di calmarlo.
 
FRANCO GABRIELLI: UN COMMISSARIO AL GIUBILEO (ALLA FACCIA DI MARINO)
Secondo Repubblica, Renzi non ha cambiato idea sulla copertura di Marino, ma ritiene che vada aiutato in un momento difficile per la città e con le inchieste che potrebbero continuare a decimare la giunta o il consiglio. Per questo, spiega Goffredo De Marchis, ha cominciato a lavorare al decreto che metterà il Giubileo in mano a Franco Gabrielli.

La decisione politica è presa ma quella “tecnica” ancora no. Questa è la vera causa del rinvio di ieri. Per gestire il Giubileo il comune, poi, si aspetta risorse che sfiorano i 500 milioni. Soldi che non verrebbero messi
dallo Stato ma stornati dalla copertura del debito della Capitale e in parte (90 milioni) dalla cessione di alcuni immobili alla Cassa depositi e prestiti. Perchè a gestire denaro del Campidoglio non dovrebbe essere il suo primo cittadino? Una simile scelta non suonerebbe come un commissariamento tout court di Marino? E’ un dubbio che attraversa anche il vertice dell’esecutivo e del Pd. Assomiglierebbe a una sconfessione dello scudo alzato finora a difesa del chirurgo. L’altro problema investe direttamente Gabrielli che dovrebbe recitare due parti in commedia: commissario al Giubileo, ovvero il fulcro dell’azione amministrativa del prossimo anno, e prefetto chiamato a scegliere come girareil pollice nell’arena romana stabilendo entro luglio se il consiglio comunale va sciolto per mafia o no.

Però è evidente che un commissariamento del Giubileo, per ironia della sorte, allontana anche l’ipotesi di scioglimento della giunta Marino. “Lo avevamo già deciso e già detto: l’amministrazione Marino deve andare avanti e gli sviluppi confermano la nostra lettura”, dice il commissario del Pd romano, Matteo Orfini, al termine della direzione del partito di ieri sera. E sabato al Pd Roma partirà quella che viene preannunciata come una rivoluzione, per ridare al partito del sindaco Ignazio Marino e del premier Matteo Renzi quell’autorevolezza infranta nelle carte della seconda ondata dell’inchiesta sul “Mondo di mezzo”. La direzione riunita alla Camera dei Deputati, tra parlamentari, assessori e dirigenti del partito, ha approvato il nuovo regolamento per il “tesseramento pulito”, come lo ha definito lo stesso Orfini che ha annunciato la “chiusura dei circoli cattivi”. Da oggi in poi la quota associativa aumenterà da 20 a 30 euro ed ogni iscritto dovrà confermare il tesseramento attraverso sms o email. Gli introiti – una delle novità – saranno suddivisi a metà tra la Federazione e i circoli territoriali ai quali, si legge nell’articolo 3, “si indica di richiedere agli iscritti, come quota di adesione, il costo di una giornata di lavoro”. Una misura, questa, già annunciata da Orfini ma che oggi è scritta nero su bianco. I circoli territoriali saranno soltanto 15, uno per ogni municipio, e saranno articolati in due o più sezioni che dovranno necessariamente avere “una sede fisica”.
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LE DIMISSIONI E LE PREVISIONI
Intanto però l’Espresso chiede in copertina le dimissioni del sindaco. E il segnale non può che inquietare, vista la storia e la proprietà del settimanale. Lui, intanto, secondo il racconto di Repubblica, non ha ancora accettato la questione di Gabrielli commissario:

Riunisce i suoi. Racconta il contenuto del faccia a faccia. Cerca Matteo Orfini, gli chiede conto, il perché di una decisione che suona come una sconfessione, determinato a scoprire se la linea del Nazareno ma soprattutto di Renzi nei suoi confronti è cambiata. È arrabbiatissimo, Marino, «non posso accettarlo», ripete. Il presidente del Pd si allarma e si precipita da lui. Per farlo ragionare. Spiegargli che non di esautorazione si tratta ma di una precauzione dettata dalla bufera giudiziaria in corso. «Ma così non ci sto», taglia corto il sindaco. Al Nazareno scatta l’allarme rosso.

Marino, asserragliato nel suo studio, si attacca al telefono. Vuole capire se si tratta di uno stop tecnico – specie la partita sui fondi, che tutti però gli garantiscono solo rimandata – o di una decisione politica per affossarlo. Il filo diretto con De Vincenti produce il disperato tentativo di reinserire nel decreto almeno le norme per dimezzare i tempi delle procedure di gara. Un contentino. Che però naufraga pure quello. Marino è sempre più solo. La linea, affidata ai collaboratori più stretti, è: minimizzare. Prima di decidere cosa fare. «Ci sono stati problemi tecnici», precisa a sera Roberto Tricarico, «nella cabina di regia sul Giubileo siede il governo, le riunioni si tengono in Vaticano, a casa del Papa. È una vicenda che non riguarda solo Roma e Marino, ma i rapporti con la Santa Sede». Come dire: rompere ora con Marino significa colpire molto più in alto.

Intanto però è il Foglio che potrebbe avere la notizia più preoccupante per il sindaco marziano. «Far dimettere il sindaco prima che le procure commissarino il governo. Renzi e la strategia anti assedio», annuncia un articolo di Claudio Cerasa sull’ex quotidiano di Ferrara.

La decisione di Renzi è presa: il comune non va commissariato ma Marino va dimissionato, va cioè convinto a dimettersi subito dopo l’estate con la stessa “spontaneità” con cui è stato fatto dimettere Lupi, per far sì che Roma sia bonificata prima che le bonifiche dei professionisti dell’antimafia capitale possano arrivare più in alto del Campidoglio. La soluzione individuata da Renzi è identica a quella per esempio adottata a Bologna nel 2010 dopo le dimissioni di Flavio Delbono: un commissario prefettizio non ostile che prende in mano la città guidandola in uno spazio temporale non superiore ai dodici mesi verso nuove elezioni. L’intenzione di Renzi è questa, senza sfumature, ora bisognerà convincere Ignazio la Morale ma il senso dell’operazione è chiaro: commissariare politicamente Roma prima che sia l’inchiesta romana a commissariare mediaticamente Palazzo Chigi.

In realtà, prima di aderire a questo scenario andrebbero considerati tre punti. Il primo: che il giornale degli atei devoti punti a destabilizzare il sindaco delle trascrizioni delle unioni civili è abbastanza nello stato delle cose. Secondo: la notizia del giorno è il commissario al Giubileo, e di quella non c’è traccia nell’articolo del Foglio. Il che dimostra quanto sia addentro alle cose romane il retroscena. Terzo: non è la prima volta che decisioni date per prese sul fronte renziano dal Foglio poi si rivelano fantasie. Se Gabrielli accorcia la vita di Marino sulla poltrona di primo cittadino, non è escluso che il Foglio gliela allunghi.

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