Economia

Francia: l'austerità che divide (i socialisti)

austerità

Non solo Montebourg, il ministro dell’economia che con le sue dichiarazioni ha causato la crisi di governo in Francia. Anche il segretario del Partito Socialista francese, Jean-Christophe Cambadélis, si è scagliato contro la Merkel e la sua austerità. Riportiamo qui alcuni brani di un’intervista pubblicata da les Echos, giornale vicino alla Confindustria d’Oltralpe, pochi giorni prima della caduta del primo governo Valls e della defenestrazione del suo ministro “ribelle”.
 
Difronte alle cifre dell’inflazione pubblicate ieri (-0,3% sul mese di luglio, n.d.t.), bisogna rallegrarsi per il potere d’acquisto delle famiglie o c’è piuttosto di che essere inquieti?
Credo che il dibattito economico cambi di natura in Francia e in Europa. La ‘giapponesizazione’ dell’economia europea è una minaccia concreta. Siamo in pericolo, con la flessione dei prezzi dell’ultimo mese in Francia, il loro livello storicamente basso in Europa, una crescita anemica, una domanda debole e un euro forte. Siamo in situazione di pre-deflazione, se non di deflazione. Chiedo che si apra immediatamente un dibattito pubblico nazionale su questo tema.
Tuttavia, il presidente della Bundesbank – ieri su «Le Monde» – come il governo tedesco la scorsa settimana, rifiuta di aprire questo dibattito…
Non dobbiamo chiedere il permesso. Non sarebbe degno del livello della Francia. Bisogna suscitare, imporre il dibattito. Perché cosa ci dice la Germania? Che non vede, in questo momento, elementi nuovi o decisivi tali da indurre a un cambiamento della politica economica in Europa. E invece un cambiamento decisivo c’è: la deflazione. Inutile discutere delle cause che l’hanno prodotta, ma concentriamoci sulla situazione nella quale siamo oggi. È evidente, difronte alla siutazione della crescita in Germania, che c’è poco di cui rallegrarsi. I tedeschi farebbero meglio ad analizzare, insieme a noi, la situazione reale nella quale ci troviamo.
I tedeschi rispondono che la Francia deve fare riforme strutturali e mantenere i suoi impegni…
È un dialogo tra sordi. La Francia ha fatto delle riforme. Hanno avuto un prezzo elettorale considerevole. Molti paesi fanno grandi sforzi. Ma la spirale dell’austerità, che li ha portati alla recessione, produce un effetto nuovo: la deflazione. I nostri amici tedeschi devono rendersi conto che il livello d’investimenti in Germania è molto basso, la crescita particolaremente debole. In queste condizioni, ci sono misure indispensabili, per loro come per noi, per rilanciare la zona euro.
Quali?
Non voglio aprire ora il dibattito sulle soluzioni. Ricordo solo che, a dar retta all’economista capo dell’FMI, Olivier Blanchard, la zona euro avrebbe bisogno di una inflazione al 4%. Siamo sotto la soglia dell’1%.[…]
Bisogna abbandonare l’obbiettivo di un deficit pubblico al 3% del PIL in Francia per il 2015?
È inevitabile. MI ero già espresso in merito durante la campagna per le elezioni europee. Questi criteri sono stati fissati prima della crisi. E oggi la situazione è cambiata. Siamo difronte ad una concreta possibilità di deflazione. Bisogna tenerne conto. Ci vuole tempo per ridurre i deficit pubblici per raggiungere l’obbiettivo del 3%. Lo ha ricordato, tra gli altri, anche il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schultz.
Quali misure suggerisce in favore delle famiglie, dopo che il Consiglio Costituzionale ha bocciato la riduzione dei contributi aziendali sui salari?
Mi pareva corretto il punto d’equilibrio emerso durante il dibattito parlamentare. Bisogna dare un segnale in favore del potere d’acquisto delle famiglie, soprattuto per il lavoro salariato. Misure alternative saranno prese nel quadro della prossima finanziaria. Mi auguro che siano della stessa ampiezza di quelle bocciate dal Consiglio costituzionale.
Traduzione di Faber Fabbris
Fonte: les Echos

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