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Francesco Vannucci: chi è il terzo uomo dei rubli alla Lega

@alessandrodamato|

francesco vannucci

Si chiama Francesco Vannucci, ha partecipato all’incontro all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda, ha 62 anni ed è di Suvereto, in provincia di Livorno e l’identità di Francesco Vannucci e l’autenticità del messaggio di quest’ultimo sono state confermate all’ANSA dall’avvocato Gianluca Meranda, di cui Vannucci dice di essere collaboratore, e che l’ANSA ha già ascoltato nei giorni scorsi.

Francesco Vannucci: chi è il terzo uomo dei rubli alla Lega

Vannucci ha inviato una serie di messaggi via Whatsapp alle agenzie di stampa per annunciare di essere il terzo uomo dei rubli alla Lega. Questo è il testo inviato all’AdnKronos:

“Io sottoscritto Vannucci Francesco, nato a Suvereto (Li) il 11/12/1956, intendo comunicare che in ordine alla vicenda chiamata dalla stampa ‘Moscopoli’ e segnatamente con riferimento all’incontro del 18/10/2018 presso l’hotel Metropol di Mosca, ero presente in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda. Specifico inoltre che lo scopo dell’incontro era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non vi sono state situazioni di natura diversa rispetto a quelle tipiche previste dalle normative che disciplinano i rapporti d’affari.

Sono profondamente dispiaciuto di essere indicato in modo a volte ironico, a volte opaco, con lo pseudonimo di “NONNO FRANCESCO “; così come sono profondamente rammaricato di dover con questa mia nota interrompere la privacy mia e della mia famiglia. Confido nella serietà della Magistratura italiana nel capire le chiare dinamiche di questa vicenda. Cordialità. Francesco Vannucci”.

francesco vannucci

Vannucci, ex Monte Paschi di Siena, ex vice coordinatore della Margherita fino a una lite con i vertici nel 2006, era nel direttivo locale del Partito Democratico nel 2010 prima di ritirasi dalla politica.

Le indagini sulla tangente a Milano

Intanto Davide Milosa sul Fatto Quotidiano fa sapere che per gli inquirenti la versione secondo cui la trattativa per la compravendita di gasolio tra una società russa e l’ENI  da 1,5 miliardi di dollari (sui quali si applicava un discount del 10%, così suddiviso: il 4% al Carroccio e il resto ai funzionari del Cremlino) si sarebbe invece conclusa positivamente, a dispetto di quanto dicono quelli coinvolti nell’affare.

Una versione che oggi viene in qualche modo smentita dagli inquirenti per i quali quelle dette al Metropol non erano millanterie e che “l’accordo alla base dell’affare era molto concreto”. Le parole fissano un punto importante nell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano che ha iscritto nel registro degli indagati Savoini con l’accusa di corruzione internazionale. In sostanza, è il ragionamento degli inquirenti, anche sulla base delle ultime acquisizioni, l’affare del gasolio che avrebbe portato 65 milioni di dollari nelle casse della Lega per finanziare le ultime Europee, aveva una base avanzata.

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L’indagine sui fondi russi alla Lega (Il Messaggero)

Tanto più che, secondo gli inquirenti, la parte della “tangente” che porta all’accusa di corruzione, sarebbe rimasta in Russia. L’ipotesi che supporta la tesi della “concretezza dell’accordo” è che parte del denaro del cosiddetto “discount” sarebbe finita a funzionari pubblici russi. E che l’accordo trovato ai tavolini del Metropol avesse una sua solidità lo dimostrano alcuni passaggi dell’audio, legati alla necessità di velocizzare. A parlare è Ita2, che con buona probabilità è Gianluca Meranda: “Dobbiamo essere molto veloci, la prima consegna potrebbe essere a novembre”. Che l’accordo sia andato in porto resta allo stato un’ipotesi investigativa ancora da dimostrare.

La partita quindi è aperta e le indagini sono a una svolta.

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