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I fondi per la scuola ripartiti in base alle tasse?

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I fondi pubblici per la scuola non più distribuiti dallo Stato in base al numero degli alunni iscritti ma considerando anche la quantità di imposte generate da un territorio. L’ideona fa parte del pacchetto di iniziative che il governo Conte in omaggio alla Lega vuole introdurre per garantire maggiore autonomia agli enti locali ma l’effetto sarebbe assicurare alle scuole delle Regioni come Lombardia e Veneto più fondi pubblici per alunno rispetto alle regioni del Sud.

I fondi per la scuola ripartiti in base alle tasse?

Nel disegno di legge la proposta c’è, racconta oggi il Messaggero, ma le carte non sono ancora definitive, senza contare il filtro rappresentato dalla Corte Costituzionali. Ma l’accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per dare il via libera all’autonomia regionale c’è e pare robusto, se non altro perché la questione era stata già esplicitata nel Contratto di governo firmato dalle due forze politiche. Il ministro degli Affari Regionali, la leghista Erika Stefani, ha detto che l’intero progetto non porterà a un aumento dei costi per le finanze pubbliche. Ma quindi questo significa che se i fondi non verranno integrati saranno davvero ridotti a chi paga meno tasse e aumentati a chi ne paga di più.

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Come hanno votato gli elettori dei principali partiti al referendum per l’autonomia (Corriere della Sera, 24 ottobre 2017)

Le richieste delle Regioni sull’autonomia sono sorprendenti: il Veneto vorrebbe stabilire proprie regole sull’ordinamento sportivo, sulla comunicazione o sui vigili del fuoco.  A febbraio 2018 fu raggiunto un accordo fra il governo Gentiloni e tre Regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) che sostanzialmente avviava le trattative per una autonomia “light”, ovvero leggera. In sostanza, il protocollo firmato prevedeva la concessione di maggiori poteri su 5 materie fra le quali anche l’istruzione ma a spese delle Regioni stesse che, se avessero voluto concedere più fondi alle scuole, avrebbero potuto farlo con risorse reperite per proprio conto. Adesso le regioni a correre per l’autonomia sono otto: a Veneto, Lombardia ed Emilia si sono aggiunte Liguria, Toscana, Piemonte e Marche e Umbria (queste ultime hanno presentato richieste in forma congiunta).

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