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L’imprenditore della Laserjet di Pojana Maggiore paziente uno del focolaio in Veneto non era in viaggio per lavoro

Tutta la storia di Lino e i contatti con centinaia di persone prima di farsi convincere a ricoverarsi. Il figlio: «Mio padre ha sbagliato»

Mentre il manager della Laserjet di Pojana Maggiore che è stato indicato dal presidente della Regione Luca Zaia come colui che ha fatto ripartire il contagio da Coronavirus SARS-COV-2 in Veneto è al momento intubato in un reparto di terapia intensiva con una polmonite interstiziale in corso e con la vita a rischio, il figlio parla con il Corriere della Sera e La Repubblica del padre che si è guadagnato la fama di untore per non aver rinunciato a un’affollata festa di compleanno, a contatti con amici e collaboratori, a una cerimonia funebre mentre aveva 38 di febbre e sintomi finché è stato così male da non poter più fare a meno di andare in ospedale.

Il figlio del manager untore del focolaio di Pojana Maggiore

Proprio in quell’occasione, però, il 28 giugno ha rifiutato il ricovero in ospedale e nell’indagine epidemiologica è stato “decisamente incompleto” nella descrizione dei suoi contatti. «Al suo comportamento non trovo alcuna giustificazione logica» commenta ora suo figlio con il Corriere. Ipotizza «una leggerezza o una sottovalutazione del pericolo al quale stava andando incontro. E pensare che papà all’inizio era molto attento a ogni forma di prevenzione… Ad ogni modo ha sbagliato, e questo non si discute». Ma c’è anche un altro punto oscuro nel racconto del manager:

Sembra sia stato proprio il contagiato a raccontare di un viaggio d’affari in Serbia da dove sarebbe rientrato giovedì 25 giugno. Ma al citofono della sua villa nel Vicentino il fratello smentisce. «Il viaggio d’affari di cui ho letto sulla stampa non esiste, non ha niente a che vedere con gli impegni dell’azienda» se la prende. E parla di «una trasferta privata di cui non ero al corrente e della quale non so niente né posso dire niente».

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La ricostruzione degli spostamenti del manager della Laserjet (Corriere della Sera, 4 luglio 2020)

La famiglia però fa anche sapere che non è vero che l’uomo ha avuto altri contatti dopo il 28 giugno: prima del primo luglio, quando finalmente è stato ricoverato dopo un sensibile peggioramento delle sue condizioni di salute, è rimasto chiuso in camera da letto. La stessa cosa segnala l’azienda in un comunicato pubblicato sul suo sito. Questo è importante perché se l’uomo avesse frequentato altre persone dopo aver ufficialmente saputo di essere affetto da COVID-19 la situazione giuridica per lui si farebbe molto difficile. Infatti ieri il governatore Zaia ha fatto sapere di aver inviato una segnalazione alla procura di Vicenza.

 

L’imprenditore della Laserjet, la festa privata e il funerale prima della diagnosi

Intanto sono risultate positive altre due persone che erano state in viaggio con lui, una residente a Orgiano e l’altra a Bonavigo nel Veronese, più una quarta persona che ha avuto contatti con il manager e che si era presentata all’ospedale di Schiavonia in provincia di Padova il 29 giugno. Il 27 giugno l’uomo ha partecipato a un funerale e poi in serata a una cena di compleanno con un centinaio di persone ospitate in una cantina privata. Enrico Fierro su Repubblica invece parla di una spedizione nello stabilimento in Serbia, smentendo così le parole del fratello:

L’imprenditore di Sossano, anche se in realtà è originario di Albettone, verso fine giugno organizza una spedizione nello stabilimento in Serbia con tre dipendenti. Salgono tutti insieme in furgone, trascorrono quei giorni insieme. Lì incontrano un settantenne del posto che poi risulterà positivo al Covid e che, proprio ieri, è morto dopo qualche giorno di ricovero. Il ritorno in Italia è del 25 giugno, dopo un passaggio a Medjugorje.

L’imprenditore ha febbre e dolori diffusi ma non ci fa caso. Venerdì partecipa a un funerale a Orgiano, sabato sera si presenta a una cena per un compleanno a Gambellara. All’evento, organizzato nel piazzale dell’azienda agricola, partecipano un centinaio di persone tra cui anche il conduttore radiofonico di Radio 24 Giuseppe Cruciani, con il suo collaboratore padovano Alberto Gottardo. «A scopo precauzionale mi sono sottoposto a tampone e test sierologico, entrambi con esito negativo», tira un sospiro di sollievo Cruciani.

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Domenica 28 giugno rifiuta il ricovero e firma per essere dimesso.

«Mio padre ha sottovalutato la situazione. Pensava che il virus si fosse presentato in forma lieve, credeva di potersela cavare da solo», ricostruisce il figlio. Così da domenica il sessantaquattrenne self made man si chiude in casa. Ma in casa con lui ci sono tre collaboratori, ospiti per qualche giorno. «Eravamo qua da lui e ora ci tocca fare la quarantena», dicono uscendo alla spicciolata dalla villa in cui sono rimasti soli con il maggiordomo filippino.

Domenica sera inizia un fitto giro di telefonate tra l’Usl di Vicenza e il sindaco Enrico Grandis. Il rifiuto del ricovero diventa un caso, a maggior ragione dopo che iniziano a emergere anche gli altri contagi connessi al paziente zero. Così martedì mattina il sindaco in persona si presenta alla porta di casa dell’imprenditore e gli chiede di farsi ricoverare. «Mi ha detto che ci stava pensando, perché nel frattempo le sue condizioni erano peggiorate», racconta Grandis, seduto al bar in piazza nel sabato del mercato.

Il mattino del 27 giugno partecipa ad un funerale e alla sera con un amico si presenta ad una cena di compleanno all’aperto con un centinaio di persone. Se ne sta in disparte e saluta da lontano Joe Formaggio, consigliere regionale di FdI. “Febbricitante, avrà visto più di 200-300 persone”, ipotizza Formaggio. Poche ore dopo l’uomo si reca al pronto soccorso di Noventa Vicentina. Il comunicato di Laserjet recita:

Possiamo garantire che da domenica 28 a mercoledì 1 luglio (giorno del suo ricovero) Lino è rimasto in isolamento presso la sua abitazione. Confermiamo inoltre che durante quei giorni Lino ha avuto contatti con altre 3 persone, attualmente in isolamento; 2 delle quali hanno già il risultato del tampone fatto, che è negativo. Aspettiamo entro la giornata di lunedì l’ultimo esito del tampone dell’ultima persona che comunque resta in isolamento a domicilio.

Le nostre aziende hanno sempre rispettato tutte le precauzioni e attuato i protocolli anti-covid, in maniera attenta e dettagliata. Non esiste alcun pericolo a riguardo di ciò. Ci stiamo attivando per dare un ulteriore messaggio di sicurezza e di certezza che non esiste alcun pericolo ulteriore di contagio, in quanto le persone potenzialmente coinvolte sono TUTTE in isolamento. Concludiamo smentendo ogni falsa notizia di coinvolgimento della famiglia FRARON al contagio del COVID-19 in quanto nessuno di noi ha avuto contatti con Lino da svariate settimane almeno. La famiglia Fraron e la direzione aziendale.

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