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Il focolaio a Santa Lucia di Serino in Irpinia

Il più grave è il capo famiglia, un 69enne d’origine venezuelana che lavora da almeno dieci anni in una struttura ricettiva del Serinese. Ci sono dodici casi scoperti in due giorni

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Un nucleo familiare di Santa Lucia di Serino, paese di 1400 anime alle falde del Terminio, è risultato positivo ai test del tampone per il Coronavirus SARS-COV-2. Il più grave è il capo famiglia, un 69enne d’origine venezuelana che lavora da almeno dieci anni in una struttura ricettiva del Serinese.

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Sei persone residenti a Santa Lucia di Serino, tra cui un venezuelano di 69 anni ma da dieci anni residente in Irpinia, ricoverato sabato scorso in condizioni critiche anche per patologie pregresse, sono risultate positive ai tamponi al “Moscati” di Avellino; un contagiato a S.Michele di Serino; 2 a Rotondi, appartenenti allo stesso nucleo familiare, mentre per altri due di Serino si attende l’esito del secondo test dopo che erano risultate negative al primo. A Moschiano, dove una 32enne di nazionalità romena era risultata positiva venerdì al tampone dopo essersi recata in ospedale per partorire, 40 persone che abitano nella palazzina in cui risiede la donna, sono state sottoposte ad isolamento e sottoposte a tampone L’azienda ospedaliera “Moscati” di Avellino, temendo la possibilità di dover fronteggiare eventuali focolai, ha riaperto la palazzina Covid. La donna romena, le cui condizioni insieme a quelle del bambino sono ritenute buone dai sanitari dell’azienda universitaria “Federico II” di Napoli dove è ricoverata, era recentemente tornata in Italia da un viaggio in patria a bordo di un pulmino insieme ad altri connazionali. Anche l’eventuale cluster di San Michele di Serino, sarebbe stato originato da persone, forse asintomatiche, tornate recentemente in Italia dall’estero.

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I possibili focolai sarebbero stati originati probabilmente da persone che rientravano da paesi esteri. Ma il 69enne di Santa Lucia di Serino non avrebbe effettuato alcun viaggio. Sull’origine del contagio dell’uomo, dunque, resta il più fitto mistero, anche perché l’Asl di Avellino finora non ha ritenuto di dover chiarire ufficialmente la vicenda. Intanto i 51 dipendenti del resort dove lavora il 69enne di nazionalità venezuelana sono per fortuna risultati tutti negativi al primo tampone cui sono stati sottoposti dall’Asl. Attesa per i 40 tamponi cui sono state sottoposte altrettante persone a Moschiano (Avellino) che abitano nella stessa palazzina della 32enne romena risultata positiva dopo essersi recata in ospedale a Nola (Napoli) per partorire. I risultati dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore. Oltre ai sei casi di Santa Lucia di Serino, tra cui figura un bambino di cinque anni (ma per nessuno si è reso necessario finora il ricovero in ospedale), Repubblica Napoli segnala un altro contagiato nella stessa zona: si tratta di un 71enne, che abita a San Michele di Serino.

Altri due positivi sono stati registrati a Rotondi, centro della Valle Caudina, sono entrambi appartenenti allo stesso nucleo familiare, mentre in serata si è avuta la conferma della positività di altri due abitanti di Serino venuti in contatto con il 69enne di Santa Lucia. Nell’elenco dei positivi in Irpinia rientra anche la donna romena, 32enne, residente nel comune di Moschiano nel Vallo di Lauro, che aveva scoperto di essere positiva quando si era ricoverata in ospedale a Nola per partorire. Non si esclude che la donna abbia contratto il virus nel viaggio di ritorno dal suo paese effettuato in compagnia di una comitiva di bulgari che risiedono a Mondragone, tutti risultati positivi al Covid 19. Per ora continua a essere isolata la palazzina dove abita la donna.

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