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Le centinaia di mini-focolai attivi in Lombardia

Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’ATS di Milano, fa sapere che in tutto quelli ancora attivi sono 431 e quello più ampio riguarda una decina di persone impiegate in una ditta di pulizia. Sono ancora attuali proprio per le caratteristiche di SARS-COV-2: i pazienti impiegano settimane prima di diventare negativi

Regione Lombardia

Ci sono 114 mini-focolai ancora attivi in Lombardia, secondo il report più aggiornato della Regione di cui racconta oggi Repubblica Milano. E si trovano in ATS come quella di Bergamo e Brescia che sono state l’epicentro dell’epidemia di Coronavirus su scala nazionale tra marzo e aprile, ma non solo visto che ce ne sono anche a Milano.

I 114mini-focolai attivi in Lombardia

Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’ATS di Milano, fa sapere che in tutto quelli ancora attivi sono 431 e quello più ampio riguarda una decina di persone impiegate in una ditta di pulizia. Sono ancora attuali proprio per le caratteristiche di SARS-COV-2: i pazienti impiegano settimane prima di diventare negativi. E poi ci sono i casi di importazioni: su dieci diagnosticati oggi 4 riguardano persone che arrivano dall’estero come lavoratori stagionali o residenti rientrati da un viaggio in un paese a rischio. L’ultimo report regionale, che si riferisce alla settimana dal 25 al 31 luglio, individua i focolai in alcuni comuni della Bergamasca: dieci ad Albino, quattro a Nembro. Poi c’è il Bresciano: dieci a Botticino, sette a Palazzolo sull’Oglio, due a Bedizzole. Nell’hinterland di Milano ce ne sono sei a Cologno Monzese, quattro a Cormano, tre a Buccinasco e a Segrate. In provincia di Varese ce ne sono quattro a Somma Lombardo e tre a Uboldo e Besnate.

L’incidenza dei tamponi positivi, calcolata su 100 mila abitanti, si mantiene comunque bassa: si va da un paziente infettato dal Sars-Cov-2 ogni 100 mila persone a Pavia, agli otto positivi al virus su 100 mila di Mantova, che è la provincia con il valore più alto. La situazione è monitorata quotidianamente dalla Regione. L’obiettivo è riuscire a far sì che la Lombardia, oggi in una situazione più rosea rispetto ad altre zone d’Italia, continui il (lento) miglioramento che la caratterizza già da alcune settimane: secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, l’Rt lombardo (il parametro che dice quanto “corrono” i contagi e deve essere inferiore a 1) si ferma a 0.96 contro lo 0.98 di quello nazionale.

Allo stesso modo, l’incidenza della malattia è di 4.13 contagi diagnosticati ogni 100 mila abitanti, contro il 5.1 ogni 100 mila riscontrato a livello italiano. Rimangono, però, ancora i casi individuati settimanalmente: «Ma anche in questo caso – sottolinea Demicheli – vale la pena fare una puntualizzazione: tra il 20 e il 26 luglio i casi individuati in Lombardia sono stati 412. Di questi, 363 sono da attribuire a catene di contagio non note, poiché il paziente non risulta contatto diretto di un’altra persona positiva al virus. Questo, però, non deve trarre in inganno e far pensare che il virus stia ricominciando a correre in modo non controllato.

Di questi 363 casi, 211 sono stati individuati grazie ai test sierologici: si tratta, quindi, di infezioni vecchie e non recenti».

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