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Il flop di +Europa salva il posto dei radicali

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Senza eletti nel proporzionale per il mancato raggiungimento del 3 per cento, la lista +Europa riesce comunque a portare alla Camera e al Senato una piccola pattuglia di parlamentari. Passa Emma Bonino, che nel collegio senatoriale di Roma 1 ottiene il 38,91 per cento (109.640 voti), battendo il candidato del centrodestra Federico Iadicicco, fermo al 32 (mancano 15 sezioni al completamento dello spoglio). Sempre nella capitale, nel collegio Camera di Roma 10, passa Riccardo Magi, che arriva al 32,18 (42.539 voti) contro il 29,94 di Olimpia Tarzia del centrodestra e Dino Giarrusso per il M5S.

Il flop di +Europa che salva Emma Bonino e Riccardo Magi

Per entrambi gli esponenti radicali una vittoria su due competitor con una forte caratterizzazione cattolica. Sconfitta invece per il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che nel collegio Camera di Prato si ferma al 33 per cento, battuto da Giorgio Silli, esponente di Forza Italia, particolarmente schierato sui temi dell’immigrazione, che arriva al 34,59. Infine vittoria per Bruno Tabacci nel collegio di Milano centro con il 41,23, battendo Cristina Rossello del centrodestra, al 37, legale di Silvio Berlusconi nella causa matrimoniale con Veronica Lario; Alberto Bonisoli, di M5S, con il 13,78; e Laura Boldrini, di Liberi e uguali, al 4,61.

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I risultati di +Europa con Emma Bonino al Senato

Particolarmente bruciante la sconfitta di Della Vedova (ex PDL poi Scelta Civica), unico candidato per +Europa in Toscana. Evidentemente le logiche di spartizione e la decisione di paracadutare qualcuno in un territorio che non era il suo non hanno pagato. A quanto pare una buona parte di elettori si è ricordata, una volta al seggio, che Della Vedova era quello che “stava con Berlusconi e con Fini” e così al candidato di coalizione è mancata quella manciata di voti risultata poi decisiva per l’elezione di Silli.

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Evidentemente l’incontro alla Casa del Popolo di Prato quando il candidato di +Europa disse «Il voto più a sinistra che ho dato, a parte il voto radicale, è stato quello a Mario Monti» non è bastato a rassicurare gli elettori anche perché Della Vedova non è che abbia dato tante rassicurazioni. Quando qualcuno gli ha chiesto: «Ma non è che tu, una volta eletto cambi casacca?» la risposta riportata dalle agenzie è stata: «La delusione che non voglio darvi è quella di coloro che cambiano idea senza motivazione non per convinzione, ma per convenienza. Col percorso politico che ho, questa delusione cercherò di non darvela come non l’ho mai data a nessuno». A quanto pare non è bastato.

L’accozzaglia di +Europa che ha portato voti al Partito Democratico

Complessivamente però, al di là dei successi per Bonino e Magi, dalle parti di +Europa c’è poco da stare allegri. Con 2,59% alla Camera i voti raccolti dalla lista al proporzionale si sono trasferiti al PD. Una beffa forse per chi ha votato per i radicali pensando di mandare un segnale a Renzi ed ha finito invece per dare una mano (anche se inutile) al Partito Democratico. Anche perché +Europa, che ha potuto correre solo grazie all’intervento di Bruno Tabacci che ha evitato ai radicali la “fatica” di raccogliere le firme necessarie per presentare la lista, ha imbarcato di tutto al suo interno, dalla componente “tabacciana” e quindi più democristiana ai liberali di destra.

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I risultati di +Europa con Emma Bonino alla Camera

Gli ex “finiani”, provenienti da Futuro e Libertà erano una componente fondamentale e molto attiva durante la campagna elettorale. Hanno sventolato per un bel po’ i rischi dell’onda nera, esagerati visti i risultati da prefisso telefonico di Casapound e Forza Nuova. Le forze antieuropeiste hanno finito per trionfare lo stesso, come da previsioni, e i candidati di +Europa hanno finito per fare il gioco dei Radicali che così sono potuti tornare in Parlamento grazie a quel paio di seggi sicuri che il PD aveva dato loro. Certo, se Della Vedova non avesse rovinato tutto giocando a fare il duro e puro con gli elettori pratesi forse oggi sarebbe stato eletto anche lui. Così non è andata, e la responsabilità è tutta della “dirigenza” del partito della Bonino.