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Firme false, il presunto complotto contro i 5 Stelle

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L’ipotesi di complotto è diventata un esposto. Gli onorevoli Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita insieme a Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo hanno messo nero su bianco la tesi difensiva che nei giorni degli interrogatori i deputati a 5 Stelle facevano circolare a spizzichi e bocconi e di cui abbiamo parlato. Lo ha fatto con un esposto in cui si rivolgono agli stessi magistrati denunciando che le accuse contro di loro sarebbero state messe in giro dall’avvocato Ugo Forello, fondatore di Addiopizzo e contro di lui mandano anche un esposto all’Ordine degli Avvocati. Allegata alla denuncia c’è una mail con cui Forello spiega a Francesco Lupo, fratello della deputata Loredana, «di essere disponibile a mediare con il procuratore aggiunto incaricato dell’inchiesta, Dino Petralia, per una possibile collaborazione degli indagati», come spiega oggi Repubblica Palermo.

Firme false, il presunto complotto contro i 5 Stelle

La notizia arriva dopo quella dell’oscuramento del forum del M5S di Palermo effettuato da uno dei “nutiani” dopo l’ammissione di alcuni degli attivisti che avevano denunciato la storia delle firme false a 5 Stelle. Gli attivisti accusano anche il pubblico ministero di essere stato condizionato e chiedono il trasferimento dell’indagine a Caltanissetta.

,«Un primo punto che appare inquietante – scrivono – è quello in cui lo stesso avvocato Forello dichiara testualmente “ieri ho incontrato il procuratore aggiunto che si occuperà delle indagini” per, poi, proseguire dicendo “è una persona che conosco molto bene e con cui ho collaborato per diverse situazioni delicate”». «Millanterie», la replica della Procura. L’ultima mossa, nella giungla (digitale) dei 5 stelle l’aveva fatta William Anselmo, giornalista e candidato alle Comunarie. Creando un gruppo su Facebook definendelo sito “ufficiale” del Grillo di Palermo. Un assalto a viso scoperto al nome e al simbolo della roccaforte dell’indagato e sospeso Riccardo Nuti. Il gruppo, in serata, aveva già un’ottantina di membri fra i quali un altro concorrente di peso alle selezioni per le amministrative di Palermo, il poliziotto Igor Gelarda.

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Lo status di Igor Gelarda, candidato alle Comunarie M5S

L’esposto è stato in qualche modo annunciato dalle dichiarazioni dei protagonisti della vicenda la scorsa settimana. In particolare nelle parole dell’avvocato Domenico Monteleone, difensore degli indagati, al Corriere della Sera. Monteleone, calabrese trapiantato a Roma con studio a Gianicolense ma spesso presente alle iniziative sul territorio della deputata Daila Nesci, fidanzata di Nuti, difende sia il deputato siciliano del Grillo di Palermo che Claudia Mannino e Giulia Di Vita indagate insieme a Samantha Busalacchi, collaboratrice sospesa all’Assemblea Regionale Siciliana accusata, insieme ad altri, dal professore di educazione fisica e fan delle scie chimiche Vincenzo Pintagro ma anche, e soprattutto, dal ritrovamento di alcuni dei fogli in cui erano state messe le vere firme raccolte dai 5 Stelle per sostenere la candidatura di Nuti a sindaco, poi sostituiti, secondo l’accusa, nella notte tra il 3 e il 4 aprile nell’allora sede del M5S di via Sampolo a Palermo. Nel colloquio con Felice Cavallaro l’avvocato Monteleone se la prendeva con un gruppo preciso di persone: «I soggetti che oggi accusano erano stati allontanati o avevano motivi di forte rivalsa verso il gruppo guidato da Riccardo Nuti. Protagonisti di un insano regolamento di conti interno al Movimento 5 Stelle», sosteneva, il che è vero solo in parte. «L’autospensione avrebbe portato a compimento un preciso disegno di lotta pseudopolitica con automatico danno verso i miei clienti nonché verso lo stesso Movimento. Da legale, non vedo perché un soggetto innocente debba limitare la propria sfera di azione aiutando, così, chi trama alle sue spalle», spiegava poi, adombrando una vera e propria ipotesi di complotto che coinvolgerebbe evidentemente anche elementi attualmente dei 5 Stelle ai danni di Nuti, Mannino, Di Vita e Busalacchi.

Claudia La Rocca, la pietra dello scandalo

In tutto questo, la corrente “nutiana” del M5S ce l’ha soprattutto con Claudia La Rocca. In primo luogo perché, ragionano tra di loro, la La Rocca che su Facebook aveva annunciato di voler vuotare il sacco è la stessa Claudia La Rocca che qualche giorno prima, in seguito alle accuse di Pintagro, aveva detto di essere pronta anche lei a querelare e negato ogni coinvolgimento. Una coscienza da lavare a intermittenza? Non è poi sfuggito a nessuno che l’avvocato difensore della La Rocca Valerio D’Antoni sia il cofondatore dello studio Palermolegal insieme a Ugo Forello, ovvero uno dei candidati delle Comunarie. Ma quello che imputano alla La Rocca (e a Ciaccio) sono proprio le “inopinate dichiarazioni“. Perché, è questa la tesi, se firme false a Palermo ci sono state (e questo è difficile negarlo), loro sono stati accusati ingiustamente perché non ne sanno nulla. O meglio: non ne hanno saputo nulla fino all’incursione delle Iene a Italia5Stelle.
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«Quando abbiamo capito che la presunta ricopiatura delle firme non era un’accusa campata totalmente in aria ma cominciava ad apparire verosimile siamo stati i primi a preoccuparci e, diciamolo pure, a incazzarci, sia per il presunto errore/tremenda stupidaggine compiuta ma soprattutto per essere stati, addirittura, additati come i fautori della stessa!», ha scritto qualche giorno fa la deputata Di Vita su Facebook. Perché la La Rocca che ha confessato un crimine passa per vittima e noi che non c’entriamo niente siamo automaticamente considerati complici del crimine? – pensano. «In forza delle stranezze che abbiamo rilevato, a cominciare dalle inopinate dichiarazioni di La Rocca e Ciaccio, mi è parso chiaro il quadro di quell’insano regolamento di conti interno al Movimento e da lì è nata la forte indicazione di attendere la discovery e di avvalersi della facoltà di non rispondere», diceva l’avvocato di Nuti al Corriere della Sera. In ogni caso la presentazione dell’esposto mette ancora più a rischio i grillini. Perché mentre per le firme false incombeva il rischio prescrizione, se l’accusa nei confronti di PM e avvocato dovesse risultare falsa i tre deputati rischiano l’apertura di un’indagine per calunnia.

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