La macchina del funky

Firme false a 5 Stelle, il portinaio inguaia il M5S

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Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Emanuele Lauria di un altro guaio che riguarda le firme false a 5 stelle alle elezioni comunali di Palermo nel 2012. La storia riguarda la deputata Loredana Lupo e il marito:

Una storia che porta in un condominio del quartiere Malaspina. E’ lì che abitano Loredana Lupo e il marito Riccardo Ricciardi: la prima è oggi deputato di M5S, il secondo un candidato alle “comunarie” grilline del 2017. Nella primavera di quattro anni fa Lupo e Ricciardi erano due semplici attivisti che misero le loro firme nell’elenco dello scandalo, quello utile alla presentazione della lista di M5S alle amministrative e pieno – secondo quanto sta emergendo da un’inchiesta della procura – di sottoscrizioni non autentiche.
Le Iene, in un servizio che sarà trasmesso stasera, hanno rintracciato le firme della deputata e del consorte a pagina 208 degli elenchi: autografi veri, almeno quelli, stando a un confronto con autocertificazioni e curriculum disponibili on line, sul sito dei 5 Stelle. Ma fra le firme di Lupo (al numero 1) e di Ricciardi (al numero 9) ci sono quelle del portinaio Paolo Di Blasi, della moglie Giuseppa Rizza e della loro figlia Alfonsina Di Blasi.

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Firme false, Riccardo Nuti e Claudia Mannino

Il colpo di scena, naturalmente, è che il portinaio non riconosce le sue firme, mentre un perito afferma che la grafia sarebbe quella di Ricciardi:

Intervistato dall’inviato delle Iene, la signora Rizzo ha detto di ricordare che fu Loredana Lupo ad invitare lei e la sua famiglia a sottoscrivere la lista dei 5 Stelle. Ma, davanti alla copia degli elenchi che furono presentati in tribunale, il portinaio e la moglie non hanno riconosciuto la loro firma. «Questa no… qui manca la S… chi me l’ha fatta?», afferma sorpreso Di Blasi. «No, no, no – ripete – forse neanche quella di mia figlia è questa». Altri tre sottoscrittori, nella stessa pagina, risultano irreperibili.
Semplicemente scomparsi. Non solo: la grafia con cui negli elenchi sono stati scritti in stampatello tutti i nomi di quel foglio, accanto agli spazi per le firme, è sempre la stessa e riconducibile – secondo un perito – a quella di Ricciardi. La storia autorizza il dubbio che anche Loredana Lupo e il marito, finora rimasti ai margini dell’inchiesta, possano avere avuto un ruolo nella falsificazione delle firme.

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Riccardo Ricciardi, marito di Loredana Lupo

Alcuni attivisti nelle scorse settimane avevano chiesto provvedimenti disciplinari anche nei confronti di Ricciardi, che in un’intervista sulla vicenda rilasciata alle Iene aveva detto di essersi limitato a consegnare il pacco delle firme all’epoca. In un documento con 40 firme raccolto dall’attivista Massimiliano Trezza insieme “a una quarantina di attivisti storici e nuovi iscritti al M5S” veniva chiesta “la sospensione dei parlamentari Riccardo Nuti, Claudia Mannino e di estromettere dalle comunarie Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, marito della deputata nazionale Loredana Lupo, quest’ultimo per evitare ‘parentopoli'”.

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