Economia

Fincantieri-STX, cosa c'è scritto nelle righe piccole

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Quando Zio Paperone voleva fregare Paperino gli faceva firmare un contratto, sicuro che non avrebbe letto le “righe piccole”. Oggi i giornali italiani ci raccontano della grande vittoria conseguita dall’Italia nel dossier Fincantieri-STX con toni – e soprattutto titoli – assai eloquenti: Fincantieri sbarca a Saint Nazaire, Stx diventa italiana, nasce un colosso da 10 miliardi di fatturato e 50 miliardi di ordini. Una grande vittoria, si direbbe ad occhio.
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Non tanto, a voler prendere la lente d’ingrandimento per leggere le righe piccole dell’accordo. Il compromesso su Saint-Nazaire, suggellato ieri al termine del bilaterale, soddisfa tutti: in primo luogo, il governo italiano che porta a casa per Fincantieri il controllo e la governance di STX France, ma, soprattutto, l’agognato 51%, sebbene grazie a un 1% di azioni oggetto di un “prestito durevole” da parte francese, che avrà un timing di dodici anni e che sarà subordinato a precisi impegni industriali per il gruppo triestino.
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Nel consiglio d’amministrazione Fincantieri avrà 4 membri (incluso il presidente e il direttore generale-ceo, anche se Parigi conserverà un diritto di veto), 2 per Ape, un componente per NG e l’ultimo ai lavoratori. Con il presidente, di nomina italiana, che avrà un voto preponderante. Ma, spiega il Sole 24 Ore, con molte zone d’ombra:

Su STX l’assetto finale vedrà, come detto, Fincantieri al 51%, grazie al “prestito” francese che sarà sottoposto a un controllo periodico (con quattro scadenze distinte) sul rispetto da parte del gruppo triestino di una serie di obblighi in materia di regole di governance, di salvaguardia della proprietà intellettuale e del savoir-faire, come pure della difesa dell’occupazione e della parità di trattamento in seno al gruppo.
Nel caso in cui la Francia decidesse di porre fine al prestito durevole, ci sarà una consultazione tra i due governi. Fincantieri, dal canto suo, disporrà di tutti i diritti legati alle azioni in prestito, compresi i diritti di voto e quelli ai dividendi, e, in caso di ritiro anticipato del prestito da parte francese, il gruppo triestino avrà la facoltà, nei tre mesi successivi alla decisione, a cedere la totalità delle sue azioni «a un giusto valore di mercato».

In più, è interessante leggere cosa scrive oggi Roberto Mania su Repubblica:

Ci sarà anche un secondo tempo di questa sfida Italia-Francia. E riguarderà la trattativa per estendere, entro il prossimo anno, l’alleanza industriale anche nel campo militare. Il rischio è che nel secondo tempo con l’equilibrio delle forze a favore dei francesi che potranno schierare Naval Group e Thales contro la nostra Leonardo (ex Finmeccanica), Macron possa prendersi la rivincita in un settore più redditizio. «Puntiamo ad una partnership industriale più ampia nella cantieristica navale militare», ha detto ieri il presidente francese. E il risultato che conta — come è noto — è quello che si registra al termine del secondo tempo

Insomma, è un accordo per un prestito della durata di 12 anni che la Francia può interrompere se non vengono rispettati gli impegni. Una grande vittoria. O no?