La macchina del funky

I fili oscuri che imprigionano Virginia

paolo berdini luca bergamo

Paolo Berdini prima di andarsene non vuole perdere nessuna occasione di fare bella figura. E oggi in un lungo retroscena sulla Stampa racconta dei legami oscuri che stanno imprigionando Virginia Raggi: ha chiesto di cacciare Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto che ha fatto fuori Carla Raineri causando le dimissioni di Marcello Minenna.

Perché la questione non è più solo la sorte della Muraro (già un mese fa Berdini aveva suggerito alla sindaca di considerare l’opportunità di un passo indietro dell’assessore all’Ambiente), ma quella del «grumo di potere» che ispira e condiziona tutte le decisioni strategiche di Virginia Raggi. «Marra deve fare un passo indietro», ha detto Berdini in radio. Ma il suo j’accuse in privato è assai più esplicito, e inquietante. Ai suoi collaboratori, Berdini ha detto che «Marra è il punto di riferimento di questo grumo di potere che condiziona dalla nascita la vita della giunta Raggi. Per questo ho chiesto la sua testa».
Di quale grumo di potere si tratti, l’assessore si sta facendo un’idea: «C’è qualcosa di opaco, dei fili oscuri che tengono imprigionata la Raggi, e sono difficili da identificare. In parte – ha spiegato Berdini – si capiscono o intuiscono ascoltando la prima dichiarazione di questo nuovo assessore al Bilancio, Raffaele De Dominicis, che ha detto anche in maniera improvvida (nelle conversazioni private Berdini usa un’espressione meno british) di esser stato sponsorizzato dall’avvocato Sammarco». Ma, si domanda Berdini, «perché la Raggi non taglia questi fili oscuri?».

luigi di maio virginia raggi
M5S: chi sta con chi (Corriere della Sera, 7 settembre 2016)

Berdini infatti in Giunta e in consiglio faceva spesso sponda con Raineri e Minetta, oltre che con Luca Bergamo, a cui lo accomunano le radici. L’asse si era rinsaldato su diversi dossier strategici: dal bilancio (no a suggestioni di default pilotato) alle Olimpiadi (prima di dire no, offrire un’idea alternativa e scoprire le carte di Coni e Palazzo Chigi):

Quando Berdini aveva portato in Consiglio comunale una delibera sullo sviluppo urbanistico della ex fiera, era stato Minenna a evitare il peggio. I consiglieri comunali grillini si rifiutavano di votare a favore, impauriti dagli interventi dei consiglieri del Pd, che paventavano l’intervento della Corte dei Conti. Berdini li aveva affrontati di petto («Ragazzi, svegliatevi, se vi spaventate per così poco è meglio che non fate politica e tornate a casa») ma i novizi si erano ugualmente rivolti a Minenna terrorizzati. Solo le rassicurazioni dell’assessore al Bilancio sulla regolarità della delibera avevano evitato la prima crisi della giunta.
È successo che i tecnici, anche di provenienza ed estrazione politica, si erano saldati per creare un cordone istituzionale attorno alla giunta. Andati via Minenna e la Raineri, l’asse tra i tecnici non esiste più. E da giorni si susseguono voci di imminenti dimissioni di Berdini. Il quale le smentisce: «Non è vero che mi sono già dimesso. Se non cadrà la testa di Marra, naturalmente farò delle valutazioni». Berdini non è assimilabile ai poteri forti evocati dalla Raggi dopo le dimissioni di Minenna. Metterà alla prova sindaca, assessori e consiglieri sulle cose che gli stanno a cuore, dice. Ma ha deciso di spendersi nella giunta a modo suo, «sparigliando per non morire nella palude».

Leggi sull’argomento: Luigi Di Maio: il vicepresidente della Camera che non capisce le mail