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Federico Pizzarotti indagato è un caso nei Cinque Stelle

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L’avviso di garanzia per abuso d’ufficio recapitato a Federico Pizzarotti in quel di Parma presenta molte differenze rispetto a quanto accaduto al sindaco Nogarin. La prima, e più importante, è che è arrivato alla fazione più critica del MoVimento 5 Stelle, e questo è bastato per cambiare molto i toni rispetto al caso Livorno. Insieme al sindaco sono finiti nel registro degli indagati l’assessora alla cultura Maria Laura Ferraris e altri tre membri del cda della Fondazione Teatro Regio: Giuseppe Albenzio (oggi non più in carica), Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti. Nel mirino dei magistrati la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per sviluppo e progetti speciali.

Federico Pizzarotti indagato è un caso nei Cinque Stelle

L’inchiesta nasce da un esposto del senatore del Partito Democratico Guido Pagliari e i Cinque Stelle di Parma rimandano all’articolo 11 del regolamento di ricognizione esplorativa per l’incarico a direttore generale della Fondazione Teatro Regio di Parma (circa la possibilità di revocare l’avviso). Ma il primo punto che balla è un altro. «L’atto risale a febbraio, il sindaco ha preferito gestire da solo la situazione con il suo staff. L’importante — dicono i fedelissimi pizzarottiani — era chiarire il prima possibile, confrontarsi con gli inquirenti. Ma il colloquio tra il sindaco e i pm, fissato per il 29 aprile, non c’è mai stato: rinviato per alcuni impedimenti a fine maggio. Intanto ieri la notizia dell’avviso di garanzia è diventata di pubblico dominio. Facendo infuriare ortodossi, pragmatici e anche qualche pizzarottiano di stanza a Roma», scrive Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera. Dunque Pizzarotti sapeva ma non ha avvertito né i vertici né il direttorio grillino, non si è in alcun modo confrontato con loro nemmeno nella scelta della linea da seguire. Per questo ora Pizzarotti è un problema:

I Cinque Stelle non sopportano di essere stati tenuti all’oscuro della situazione per mesi. Da Roma è partita anche la richiesta di poter visionare l’avviso di garanzia, richiesta per ora caduta nel vuoto. «Doveva avvisarci per tempo», dice più di un pentastellato. La tensione è palpabile, c’è chi chiede la testa del sindaco, chi denuncia un asse tra i dem ducali e il primo cittadino per tenere riservata la notizia fino al momento opportuno (che in questa ipotesi coincide con l’indagine su Filippo Nogarin e la creazione di un precedente cui appigliarsi), chi crede che Pizzarotti sia caduto in una trappola pensando di poter tenere la notizia riservata. Ai Cinque Stelle suona sospetta la tempistica dei fatti.
L’unica certezza, al momento, è che il direttorio si è impegnato a valutare «la sostanza delle accuse» un passo che esclude il provvedimento di espulsione chiesto da una minoranza. Pizzarotti, insomma, rimarrà parte del M5S a meno di clamorose sorprese: i Cinque Stelle hanno deciso di mettere in secondo piano le questioni interne per replicare alle accuse degli altri partiti, Pd anzitutto. «Abbiamo fatto i puritani? E loro ora stanno cercando di ammazzarci facendo passare il messaggio che siamo tutti sporchi, che la concussione è uguale alla nomina di un direttore di teatro», lamenta un pentastellato. Si cerca di creare un fronte comune, una strategia: già nelle prossime ore è possibile che ci sia una riunione per discutere del tema, diventato in meno di una settimana una priorità urgente.

Per questo Grillo non lo ha chiamato. Ma i vertici sono costretti a rinviare la resa dei conti alla fine della campagna elettorale, perché un caso nella prima grande città dove i grillini sono riusciti a vincere e sono al governo da più di due anni non se lo possono permettere mentre devono dare prova di credibilità nell’amministratore e, in futuro, nel governo.
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Pizzarotti il ribelle

D’altro canto lo stesso Pizzarotti potrebbe ricordare al Direttorio di essere in attesa di una loro parola sul grillino che è uscito dalla maggioranza in consiglio comunale ma non è stato, a differenza di quanto accaduto a Livorno, in Parlamento e in altre parti d’Italia, espulso dal MoVimento che non gli ha ritirato il sindaco, ottenendo l’effetto paradossale di avere i grillini al governo e all’opposizione in quel di Parma. La linea che prevale, quindi, è quella della cautela che pero’ scontenta i più ‘puri’ del Movimento che vedono con non troppo favore il nuovo corso dei 5 Stelle considerato troppo ‘morbido’ rispetto ai principi fondativi del Movimento. Nei confronti di Pizzarotti, che e’ visto ormai da tempo come un ribelle, c’è pero’ una sorta di gelo. E il leit motiv di oggi e’ stato: “Se ha sbagliato, dovrà fare un passo indietro”. Pizzarotti dal canto suo, attraverso Facebook, ha ribadito che si tratta di un atto dovuto e che lui andra’ avanti e ha spiegato anche di volersi sottrarre a quella che lui stesso ha definito “la polemica politica dei botta e risposta, non utile a chiarire ma solo a confondere i cittadini e allontanarli dalla politica”. E poi, a fine giornata, in un video ha ribadito: “Non entrerò nella bagarre di chi e’ più onesto di chi o di chi e’ meno onesto di chi, ma semplicemente continuerò a lavorare con tranquillita’ e correttezza come sempre”. Magari senza simbolo, ma per Parma.